La fiaba danzata dal corpo parlante

Lidia Gambirasio
Articolo pubblicato sulla rivista Artiterapie, N°11-12, 2004

L’autrice presenta un libero adattamento per bambini di una proposta di Paola De Vera d’Aragona.

Tra le varie “attività” presentate agli alunni delle scuole elementari durante i molteplici incontri di danzamovimentoterapia, incontri dai più svariati titoli-slogan, ha riscosso molto successo quella chiamata “la fiaba danzata dal corpo parlante”.
Questa attività ha veramente catturato l’interesse e il coinvolgimento, ovviamente a livelli differenti, di tutti i partecipanti, anche di quelli che in altri setting non sono riusciti a perdurare nell’attenzione, e quindi a “stare dentro” nel gioco. In questo gioco di collaborazione, non solo ciascuno è riuscito a dare il proprio contributo inventivo, ma è anche riuscito ad usare il corpo per esprimere sensazioni ed emozioni, talvolta profonde.

2. Linguaggi integrati
La peculiarità del nostro”gioco” non sta comunque solo nell’aver dato stimoli per un lavoro inventivo e creativo, e nel nell’aver esaltato le azioni educative e terapeutiche delle fiabe, ma nel connubio tra lavoro verbale e lavoro non verbale, grazie al coinvolgimento del corpo , del movimento creativo e del disegno. Per meglio dire abbiamo dato spazio alle emozioni attraverso un’azione simbolica vissuta da tutta la persona e abbiamo stimolato i processi creativi attraverso i vari linguaggi delle artiterapie.

3. Le ipotesi interpretative
Le ipotesi interpretative che abbiamo aggiunto dopo ogni fiaba non sono importanti, potrebbero variare o comunque spaziare. Servono solo a dirci che c’è qualcos’altro dietro le righe. E’ invece importante la creazione in sé e la “danza creativa” che ne segue con possibili azioni terapeutiche diverse per ciascun bambino anche senza rivelarsi ad altri. Può infatti essere che, durante questo “sogno ad occhi aperti” (o semiaperti..) il pensiero riesca a cogliere le istanze cheaffiorano dall’interno e quindi ad esprimerle liberamente. Anche i disegni che hanno completato gli incontri, disegni immediati, spontanei , “a caldo”, sono stati presi in considerazione, non tanto come oggetti da interpretare ma soprattutto come espressioni individuali di fantasia e di emozioni. Creazioni che hanno permesso di trattenere ed esprimere dei vissuti che facilmente sarebbero volati via.

Modalità operative
Il lavoro si è svolto attraverso cinque fasi:1) Rituale per entrare in un mondo di sognoI bambini si danno la mano formando un cerchio aperto alla cui guida, sulla sinistra, sta il dmterapeuta. Al suono di una dolce musica tradizionale irlandese intitolata “Il re delle fate” (titolo originale “King of Faires”) si inizia un danza molto semplice con andamento orario, i cui passi e movimenti simulano di seguito il rapporto con la terra, il flusso e riflusso del mare, lo scorrere del ruscello, il vento e il fuoco. Il volume dello stereo deve essere discreto. 2) La favola inventata collettivamenteSeduti in cerchio, si dà inizio al racconto, fatto di frasi brevi , pronunciate dai bambini simultaneamente, semanticamente legate l’una all’altra e che si susseguono in un ordine libero e casuale. In seguito la dmt legge la fiaba tutta di seguito. Lo stimolo iniziale può essere sia un oggetto posto in mezzo al cerchio e/o la prima frase pronunciata dalla dmt., (in certi casi anche una seconda danza a tema eseguita precedentemente). 3)La danza creativaAl segnale di un gong (3 tocchi), i bambini sono invitati a muoversi liberamente nello spazio a occhi semichiusi per rivivere la favola secondo una scelta individuale di personaggi, momenti e sviluppi. Non si tratta quindi di una divisione di ruoli, perché molti possono identificarsi  nello stesso personaggio. La stessa relazione con gli altri è puramente strumentale. Ognuno è infatti libero di immaginare il contesto che la sua fantasia, le sue identificazioni e proiezioni gli suggeriscono.4)Il rituale di uscita dal sognoAd un secondo gong (ancora 3 tocchi) l’azione si ferma e si ricompone il cerchio aperto, ma questa volta la dmt guida la stessa danza fatta in precedenza stando a destra, (in direzione antioraria), attuando così un rituale di uscita dal sogno. Il volume della musica deve essere più alto di prima.5)La rielaborazione attraverso il disegnoIl disegno individuale,a volte seguito dalla descrizione dello stesso mostrato agli altri, è l’ultima tappa di questo percorso.

Alcune fiabe
Nevicava in un un grande giardino pubblico i bambini erano accorsi a giocare felici. Vicino ad una fontanella alcuni di loro si erano uniti per costruire dei pupazzi di neve. Anche stella, il cane di David, prendeva parte al gioco. Quando ne furono pronti cinque o sei, i bambini e il cane di uno di loro si fermarono ad ammirare soddisfatti le loro “opere d’arte”. Ad un tratto però si accorsero che i pupazzi non solo presero vita ma si misero pure a tirare palle di neve invitando i bambini a fare una gara. I bambini, per nulla meravigliati, accettarono di lottare, ma preferirono perdere piuttosto che vedere i loro pupazzi distrutti. Attratti dall’abbaiare di stella, il cane di David, altri cani arrivarono e, tra salti e corse, distrussero due pupazzi di neve. Per fortuna si vide arrivare dall’alto la Fata della Neve che aiutò i cani a rimediare a quel disastro. Ci volle poco tempo ma intanto si era fatto buio e bisognava tornare a casa. Durante il ritorno Stella si lamentava e David era preoccupato. Presto fu tutto chiaro: la cagnolina stava per partorire. Nonostante il colore bianco e nero della mamma i tre cuccioli nati erano bianchi come la neve, solo al collo avevano come una sciarpetta di pelo rossiccio. “Mi sembra che non assomiglino né al papà né alla mamma” disse la mamma di David. David allora si rivolse al suo cane e gli sussurrò sottovoce: “Forse ti sei innamorata di un pupazzo di neve?” Stella non rispose, era troppo impegnata a leccare i suoi cuccioli. STIMOLO: una giornata di neve

SPUNTI INTERPRETATIVI: In questa fiaba emergono i temi del narcisismo primario, della paura della propria aggressività, della regressione. I pupazzi “opere d’arte” sono la proiezione di sé stessi in situazione di crescita, che implica quindi una lotta. Inizialmente si manifesta la paura che la propria forza diventi distruttiva e quindi si realizza la rinuncia all’affermazione di sé. In seguito l’aggressività distruttiva, investita sui cani che distruggono davvero, erompe. L’intervento della Fata della Neve che ricostruisce rappresenta la fredda razionalità che aiuta ad incanalare l’aggressività. Infine come in tutte le favole regressive non manca il ritorno a casa e l’affiorare della libido non ancora organizzata (vedi l’ipotetico innamoramento trasgressivo di Stella).   

Il cappello del giullare
Bambini e ragazzi danzavano attorno al fuoco. Ad un tratto scese dal cielo un cappello rosso. Una luce bianca lo avvolgeva. Un bambino finì a terra con le gambe all’aria per lo spavento, sembrava morto. Un altro disse: “mi sembra un cappello da giullare”. Un altro aggiunse: “forse è appartenuto ad un antico giullare che abitava in un castello vicino”. Il cappello arrivò a terra rovesciato e da esso uscì un uccello colorato ,un coniglio e un’anatra. Gli animali andarono vicino al bambino e gli girarono attorno. Dal cappello uscì infine un fantasma che si appoggiò sulla testa del bambino, poi entrò dentro di lui che presto riprese vitalità. Tutti pensarono che si trattasse del fantasma del giullare, al quale era appartenuto il cappello, un avo del bambino che in quel modo lo proteggeva. Ora infatti rimediava al disastro che ,con il suo cappello, senza intenzione, aveva procurato. Tutti si misero di nuovo a danzare attorno al fuoco, e la loro danza era di festa. Cadde la pioggia sul fuoco spegnendolo poco a poco, mentre i canti prendevano il posto delle danze.

STIMOLO: un cappello da giullare messo in mezzo al cerchio.
SPUNTI INTERPRETATIVI: Questa è una favola fantasiosa e divertente, costruita in modo sciolto ed essenziale. In essa  emergono principalmente due temi: quello del fascino e della paura di fronte l’imprevisto e quello della morte esorcizzata. In secondo piano sono però sempre presenti i temi della crescita e delle paure che l’accompagnano. Il bambino è ormai socializzato (sta con gli amici divertendosi), ma è ancora fragile e spesso prova sensi di colpa: crede infatti che il padre lo voglia punire per questo suo “diventare grande”. Il cappello è il primo impatto con la figura paterna che torna a fa sentire la sua presenza, figura comunque della quale il bimbo ha ancora bisogno. Il padre è riconosciuto come figura protettiva capace di ridare la vitalità necessaria per continuare il percorso di crescita (padre che gli ha dato la vita). Chi o cosa potrebbero rappresentare gli animali che escono dal cappello? Difficile dirlo; potrebbero semplicemente esprimere la ricca capacità creativa del padre, oppure potrebbero rappresentare una sottolineatura all’autostima del bambino- figlio, oppure ancora potrebbero esplicitare l’affioramento del tema del narcisismo primario.  

I pennelli ballerini
Giovanni era un pittore che andava sempre a dipingere all’aria aperta e qualche volta portava con sé lo stereo per ascoltare  un po’ di buona musica mentre lavorava. Come sempre scelse i pennelli che gli sembravano più adatti, prese la tavolozza e i colori, una tela nuova abbastanza grande, lo stereo e un cd e si incamminò alla ricerca di un posticino attraente. Si fermò in cima ad una collinetta e incominciò a dipingere all’ombra di un albero. Dipinse il prato, il cielo, le montagne e il sole, poi aggiunse le nuvole e gli uccelli. Ad un certo punto il pittore sentì che il pennello gli stava sfuggendo dalle mani e presto lo vide alzarsi in alto, danzando liberamente. Nonostante fosse molto stupito non si perse d’animo e riprese a dipingere con un altro pennello. Ma anche questo, dopo qualche pennellata, gli scappò dalle mani e raggiunse il compagno per danzare con lui. Lo stesso successe con un terzo, un quarto e un quinto pennello. Poi anche gli uccelli, che erano stati dipinti nel quadro, si animarono e volarono verso i pennelli i quali, intanto, si erano mossi in varie direzioni: chi verso il cielo, chi verso il prato, chi verso la montagna. E mentre volavano aggiungevano colore a ciò che toccavano. Poi decisero di andare al mare, di nuovo accompagnati dagli uccelli. L’acqua era di un blu scurissimo, il cielo quasi dello stesso colore, le stelle e la luna di un bianco luminoso. Tutto era perfetto. Niente doveva essere cambiato! Ciononostante i pennelli punteggiarono la luna con l’argento e la fecero fosforescente, ricolorarono le stelle ad una ad una con i colori più svariati : usarono il rosso e l’arancione, il giallo, l’oro e l’argento, il marrone e il blu e persino il nero. Poi soddisfatti, ritornarono dal loro pittore, che trovarono addormentato vicino alla sua tela ancora incompiuta. Gli uccelli subito rientrarono nel quadro, mentre i pennelli si misero al lavoro per ridipingere sulla tela quella splendida notte piena di colori. Il pittore si svegliò quando stava per spuntare l’alba, riaccese lo stereo, guardò soddisfatto il suo quadro e pensò: “Ho proprio fatto un buon lavoro!”.
STIMOLO: una danza spontanea proposta precedentemente, con lo stesso titolo.
SPUNTI INTERPRETATIVI: Il pittore rappresenta il bambino che sogna e che riconosce il prodotto positivo delle sue opere. Durante questo viaggio interiore egli incontra e riconosce la propria forza creatrice attraverso il trionfo della libido, simboleggiata dai pennelli ballerini. E’ sostanzialmente una favola che rassicura, che dà fiducia nella proprie capacità.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>