A cura di Giulia Basili
Estratti dall’intervista di Catherine Keller
La Grande Époque Ginevra
Intervista con Laure Vétois, arte terapeuta e formatrice.
La medicina antroposofica è stata concepita da Rudolf Steiner, scienziato e filosofo austriaco (1861-1925). Essa tiene conto della persona nella sua totalità: corpo (volontà, attività), anima (emozioni, sentimenti), spirito (vita interiore e spirituale), ambiente in cui essa vive e influenza del cosmo. La malattia denota uno squilibrio in uno di questi ambiti. Molte discipline cooperano nella cura della persona e una di queste è l’arte terapia
Qual’è l’apporto della medicina antroposofica all’arte terapia?
LV: Uno squilibrio, una patologia o una malattia non provengono unicamente da un problema organico o psichico. La persona in questione potrebbe essere separata dalla sua sfera mentale o dell’anima. Occorre tenere anche conto della sua biografia, temperamento e carattere. Lo scopo sarà quello di percepire l’essenza dell’essere umano affinché ritrovi il contatto con se stesso attraverso la sua creatività.
Quali sono le tecniche utilizzate?
LV:
Ogni persona è diversa. Le tecniche variano secondo il terapeuta e il paziente. Il disegno (chiaro-scuro con il carboncino, pastelli o matite colorate), la pittura (acquarello) e il modellaggio (argilla) sono le basi dei nostri interventi in arte terapia. Secondo il problema e la richiesta si utilizzerà un mezzo piuttosto che un altro
(…)
Come sceglie il metodo da utilizzare?
LV:
Durante le prime sedute si fa una diagnosi. Secondo l’età o la patologia, si sceglie un mezzo espressivo, poi nel corso delle sedute, i dati e le loro manifestazioni evolveranno. Ad esempio, un esercizio di polarità, come quello luce-ombra con il carboncino, sarà più conveniente per un adolescente che vive negli estremi. In una persona che manca di struttura, si utilizzeranno i disegni di forme celtici o i mandala. Invece per una persona che soffoca in strutture troppo rigide, si potrà lavorare, per esempio, su un complesso architettonico: gli si proporrà di diluire questa struttura nel colore, poi di ristrutturarla secondo la sua creatività, il suo io interno.
(…)
Ha potuto constatare dei miglioramenti nei suoi pazienti?
LV:
Negli anni ‘90 ho lavorato per undici anni con un gruppo di persone sieropositive e affette da AIDS. A quest’epoca la triterapia non esisteva. Era terribile e le persone morivano una dopo l’altra, ma alcuni riuscivano a vivere con la loro malattia, seguivano le sedute con grande assiduità. Era l’unica via di uscita, il solo luogo dove potevano parlare della loro malattia ed esprimere la loro creatività. Si sono esposti, hanno venduto le loro opere e siamo andati ai congressi sull’aids. Ho potuto constatare il potere terapeutico dell’arte, alcuni vivono ancora oggi e vivono bene.
LGE: Quale formazione seguono gli arte terapeuti antroposofi ?
LV:
Arthéa è una formazione a tempo parziale in pittura e arti terapeutiche, con sede a Ginevra. Si lavora perciò un weekend al mese e due settimane in estate. Non viene richiesta alcuna formazione preliminare. Lo studente segue una formazione molto avanzata a livello artistico e psicologico per tre anni, dopo aver svolto un anno e mezzo di prova; alfine di sviluppare le sue ricchezze interiori e la sua capacità intuitiva per metterla al servizio del paziente. È così che ogni terapeuta è diverso, lavora con la sua personalità, il suo vissuto, non ci sono regole fisse; per un caso studiato, ogni studente interviene in modo diverso.


