Nuove Artiterapie – Numero 9 – Abstract

 

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Arteterapia: teoria e prassi di un nuovo approccio psicoterapeutico integrato

Roberto Pasanisi

I. Teoria e prassi dell’Arteterapia: i fondamenti
Ia. Teoria ART
L’Arteterapia si è finora sviluppata sulla base di tre modelli incompiuti: come una tecnica essenzialmente riabilitativa o di sostegno rivolta principalmente agli psicotici od ai minorati, fisici o psichici che fossero, intesa a ridurre le minorazioni psicofisiche ed a migliorare le capacità relazionali e di socializzazione dell’individuo affetto da una patologia più che nevrotica; come una sorta di laboratorio di pittura e scultura, attento a cogliere (ed eventualmente ad esprimere) le emozioni connesse alla pratica artistica; o infine come una psicoterapia che si avvaleva delle arti figurative a livello essenzialmente strumentale e secondario nell’àmbito di una tecnica più vasta ed articolata, specialmente psichiatrica.
Essa è stata praticata non soltanto da psicoterapeuti, ma da esperti dei più svariati campi — musicisti, artisti, scrittori, drammaturghi, maestri di scuola, insomma sulla base delle competenze più svariate — restando al di qua o andando al di là della psicoterapia stricto sensu — l’unica che qui ci interessi — praticata da uno psicoterapeuta, o meglio ancóra da uno specialista in Arteterapia. Essa è stata sostanzialmente priva sia di un impianto teorico compiutamente definito che la legittimasse scientificamente in maniera univoca e soprattutto autonoma, sia di una qualsivoglia istituzionalizzazione che ne precisasse i cómpiti e gli obiettivi, ne chiarisse le caratteristiche precipue (anche contrastivamente rispetto alle altre scuole psicoterapeutiche) e ne stabilisse i limiti, fissando nel contempo una deontologia professionale. [...]

Il corpo emozionato nella relazione

Fernando Battista

La DMT utilizza come modalità e mezzo espressivo il corpo ed il movimento, elementi dell’essere umano che in verità ci accompagnano da sempre, fin’ancora prima di venire al mondo. Ogni movimento dà forma ad una emozione, una parola o una sensazione e, come direbbe Damasio[i], non è assolutamente possibile avere o sentire un’emozione senza avere una sensazione del proprio corpo e senza essere fisicamente coinvolti con ciò che osserviamo. Di questo movimento che ci accompagna da sempre, spesso ne perdiamo la spontaneità; la naturalezza del gesto del bambino e la sua fantasia creativa che lascia il posto pian piano
all’adulto, all’abitudine all’automatismo e così il nostro corpo, fonte di scoperta di piacere e frustrazione, si scopre oggetto dell’apparire più che dell’essere. Questa modalità compiacente, collusiva con la realtà sociale, per Winnicot diventa la base patologica per la vita, in una situazione di polisemia emozionale che trova al suo opposto, il vivere creativamente come condizione di vita sana aggiungerei, attraverso la riduzione della polisemia emozionale ed integrandola con la relazione.
L’attività creativa, quella che nei giochi di bambino accompagna la crescita, quindi, rappresenta un istante unico da cui prende vita qualcosa di profondo che si rivela per essere condivisa. [...]

Laboratorio dell’Arte delle parole, dei suoni e della musica: un’idea di percorso Riabilitativo nel CSM di Casarano (Lecce)

Rosario Puglisi, Antonietta Grasso

“Qualunque paziente, per quanto intrattabile possa apparire la sua condizione, mantiene la capacità di sorprendere  un terapeuta che non si perda d’animo”
Wing Brown, 1971.
L’elaborato non ha l’ambizione di identificare linee di metodo assolute, bensì di mettere in luce l’analisi e l’approfondimento di un’esperienza terapeutico-riabilitativa resa operativa attraverso la creazione di un “Laboratorio dell’Arte della parola, dei suoni e della musica” con un gruppo di giovani utenti affetti da grave patologia psichiatrica afferenti al Centro di Salute Mentale di Casarano (Lecce) del DSM ASL/Lecce.
La struttura in cui lavoro attualmente è formata da un’equipe di validi professionisti che abbracciano tutte le branche professionali dell’ambito psichiatrico (psichiatri, psicologi, infermieri, assistente sociale ) che, da molto tempo, operano sul territorio Salentino con lo scopo di rispondere ai bisogni di salute mentale della popolazione sia mediante un approccio terapeutico istituzionale sia, da recente, attraverso una attività, come questa che presento, organizzata e resa possibile in un apposito spazio nel CSM, destinato a Laboratorio artistico, con la finalità di realizzare una attività di gruppo con l’obiettivo eminente della socializzazione.
Nel tempo questa attività ha sviluppato nel territorio credibilità, competenze, esperienza e professionalità nell’ottica di un miglioramento continuo della qualità, cercando, per quanto possibile, di recuperare nei giovani utenti quelle abilità cognitive perdute e sviluppando in loro, allo stesso tempo, nuove strategie di adattamento in modo che ognuno, attraverso il continuo confronto con il gruppo, potesse raggiungere un miglioramento del proprio funzionamento cognitivo.
Come ormai noto, quando parliamo di disturbi mentali gravi in giovani utenti, il recupero si contraddistingue non soltanto attraverso un ottimale utilizzo dell’intervento farmacologico, volto il più delle volte al solo contenimento, bensì anche attraverso l’attivazione di attività con forti implicazioni psicologiche che concretamente avviano la costruzione e/o ricostruzione delle abilità, delle competenze, rimodulando e modificando schemi di pensiero disfunzionale e modalità relazionali compromesse dalla gravità psicopatologica. [...]

Shooting Around

Diario di un percorso di (forse) foto arteterapia ed altroa

Fabrizio Delle Grotti

…E poi è arrivato il momento che ho fatto crack. Ci sono ferite che tendono a cicatrizzare naturalmente con una certa facilità, altre meno. Ci sono fratture che si calcificano con naturalezza e con vigore, altre meno. Ed io quella volta ho fatto crack. L’essere umano non sembrerebbe per natura portato a pattinare sulla sabbia, a sciare nella merda e a navigare nella notte nella totale assenza di riferimenti.
La vita è tuttavia un’esperienza bizzarra e sorprendente che talvolta ci porta a pattinare nella sabbia, a sciare nella merda e ci richiede talenti e risorse che non sempre sappiamo di avere. Avevo messo via i pattini da circa trent’anni ed ho sempre odiato lo sci; mi trovavo comunque lì e non avevo altra scelta, non mi restava che provarci, non mi restava che trovare un modo, un come. Non avevo chiesto la bicicletta ma mi toccava pedalare lo stesso.
Dopo il crack si trattava di fare i conti con ciò che rimaneva e al contempo con ciò che di me era irrimediabilmente perduto. Andare in pezzi e non sapere quali pezzi fossero ancora buoni, quali distrutti, quali celati dal dolore e dalla rabbia. [...]

Atelier di arteterapia in RSA : “Al mio primo ballo”

Rosalba Semeraro

Premessa
Migliorare la qualità della vita della popolazione è ormai un imperativo diffuso nel mondo occidentale, d’altro canto il diritto di ogni persona ad ottenere uno stato di un benessere completo, complesso e multicomprensivo è stato sancito dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1946 quando è stata data una nuova definizione del concetto di salute che riguarda gli ambiti fisico, mentale e sociale di ogni individuo. Una buona qualità della vita deve essere quindi garantita alla popolazione da Istituzioni ed Enti che si occupano di erogare servizi sociosanitari.
Una RSA è certo un luogo in cui l’attenzione alla qualità della vita dei propri ospiti è compito primario ed ineludibile nonché compito delicato dato lo statuto di fragilità che spetta alla quasi totalità degli anziani che vi dimorano.
In RSA, inoltre, la presa in carico del soggetto deve riguardare tutti gli ambiti del benessere data la valenza duratura del servizio offerto. Da queste premesse nasce l’idea che l’istituzione di un atelier di arteterapia in RSA possa svolgere la funzione di osservatorio privilegiato sulle condizioni del benessere globale (inteso come well being e non solo come welfare) e della salute degli ospiti che ne fruiscono.
Ipotesi di lavoro
Organizzare un atelier di arteterapia all’interno di una residenza per anziani è parso necessario ad operatori ed amministratori perché ‘i vecchietti sono cambiati’ – afferma Sabrina, veterana fra le ASA della RSA “Girolamo Delfinoni” di Casorate Primo, in provincia di Pavia – ‘sono più aggressivi, agitati, meno sereni’.
I vecchietti sono cambiati, naturalmente: è cambiata la loro età media, la cultura di appartenenza, cambiano le abitudini e le necessità di queste nuove generazioni di anziani per definirli con un ossimoro. [...]

Intervista a Luisa Lopez

Silvia Ragni

Incontro Luisa Lopez nel suo studio, presso il Villaggio Eugenio Litta, Centro per le disabilità di sviluppo, con sede a Grottaferrata. Il luogo ti cala subito in una dimensione di diagnosi e cura ma il clima asettico è mitigato da tanti particolari che ti mettono poi a tuo agio. Ambiente sanitario sì, ma con richiami alle persone prese in cura e in particolare ai bambini, che rimandano ad una dimensione di attenzione e considerazione attraverso giochi, foto di volti sorridenti, cartoline, oggetti che creano un calore e una storia. Conoscevo di fama Luisa Lopez, per averla sentita ad un convegno all’Auditorium, in un incontro dedicato a neuroscienze e musica. Mi documento e dal suo curriculum scopro che è nata a Città del Messico, specializzata in neurofisiopatologia in Italia, con esperienza di ricerca negli Usa. Da dieci anni responsabile medico del settore non residenziale Neuropsichiatria infantile del Centro Litta, è Scientific Advisor per il Progetto Neuroscienze e musica della Fondazione Mariani di Milano, e docente di Neurologia clinica e neuro riabilitazione presso diverse università tra cui l’università di Roma Tor Vergata. Le sue pubblicazioni su neuroscienze e musica, nate anche da collaborazioni con progetti scientifici con colleghi in ambito internazionale, sono un punto di riferimento per chi si occupa di ricerca in questo ambito.
Mi ero da tempo ripromessa di contattarla. L’interesse ad un’intervista è personale, prima di tutto. Essendo io stessa un’operatrice sul campo in musicoterapia, è particolarmente arricchente poter dialogare con chi, da persona di scienza, sta coniugando questo campo con la musica e la sua applicazione nell’’ambito della relazione d’aiuto.
Il clima è amichevole fin dall’inizio e le domande che mi ero preparata, saranno solo una traccia su cui si snoda un discorso appassionante per entrambe.
Prof. Lopez, mi piacerebbe che questa conversazione mettesse in luce che rapporto c’è tra neuroscienze e musica nell’ottica della reciproca influenza e utilità. Inizierei da un argomento centrale nelle sue pubblicazioni: la multimodalità della musica rispetto alla modularità del cervello. Può illustrare questi concetti?
R. Una bella domanda… Quando parlo di multimodalità mi riferisco ai sensi colpiti dalla musica. L’entrata di uno stimolo sonoro, il cogliere questo, la memoria che lo stimolo può evocare e l’attività motoria che ne può derivare, tutta l’attività coordinata che ne consegue. Per non parlare poi della parte emotiva, del piacere. In questo senso sono tantissime le parti e le aree cerebrali che vengono attivate da uno stimolo sonoro. Siccome noi siamo un’integrazione di tante aree, tutto questo lo possiamo utilizzare a nostro vantaggio, cioè usare una via d’accesso per stimolarne altre. [...]

Creto – arte terapia

Gianfranco Proietti

Percorrevo in macchina una strada che dagli altopiani dello Sri Lanka scendeva verso le piane tropicali del Sud. Quando mi fermai in un villaggio, fui circondato da un gruppo chiassoso di ragazzi che con fierezza vollero trascinarmi dal vasaio della zona. La capanna era grande con attorno un grand’accumulo di vasi in tutte le dimensioni e forme, al centro stava un grosso tornio circolare, di legno, che il maestro vasaio faceva abilmente ruotare con il piede. Con le mani alzava verticali di creta, le allargava, le stringeva, poi affondando le dita riusciva velocemente a svuotarle. I ragazzi lo guardavano con meraviglia, attribuendo, a quel piccolo uomo, il magico potere di connettere la semplice creta del fiume con il mondo degli dei.
“Il Signore modellò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò sulle narici un alito vitale e l’uomo divenne un essere vivente…” (Genesi 2:7)
Anche qui, nel mito biblico della creazione dell’uomo, viene espressa, con poesia e vigore, il legame profondo che ha sempre unito l’umanità alla creta, e lo ritroviamo anche nel mito di Prometeo, che modellata con la creta una figura umana a immagine degli dei, questa riesce a prende vita quando Athena gli pone sulla spalla una farfalla.
Personalmente, anche dopo tanti anni, trovo talmente forte questa esperienza di contatto da determinare, ogni volta che poggio le mani sulla creta, il riemergere di parti di me lontane e sconosciute, lasciando libera la fantasia come vivendo un sogno ad occhi aperti.
“Immagino un uomo inseguito da una tigre che spaventato scappa lungo il bordo del fiume imprimendo i suoi piedi nell’argilla. Tempo dopo, ritornando al fiume, ritrova le sue orme, immutate e cotte dal sole.
Quell’uomo al vederle ne resta sorpreso, vede qualcosa che non è più lui, ma che in qualche modo ancora gli appartiene, gli ricorda un’emozione ora scomparsa, ma che tempo prima aveva vissuto: la paura”.
La potenzialità della creta consiste, attraverso la sua plasticità, nel facilitare la riemersione di emozioni lontane, come in questo racconto, oppure emozioni nuove, quando è il gesto stesso a liberare ed esprimere parti del sé sconosciute. Per costruire situazioni del genere servono due semplici ingredienti: una terra particolare e l’acqua, miscelate tra loro in un impasto che si chiama creta , e
nient’altro, se non la fantasia per allontanare quel velo che Maja ha posto tra noi e il mondo. La creta viene utilizzata per delle finalità non estetiche, come enzima di una kàtharsis capace di liberare forme, vissuti ed emozioni tra loro annodati..

Impressioni miscelate in versi. Convegno Nuove Artiterapie 7-11-09
Giovanni Porta

Giocando con le radici
traggolinfa dalla terra…
Nuovi interpreti di miti antichi,
che te ne fai di quel che ti hanno fatto?
Come sarebbe bello
riuscire a nascere
prima di morire,
creativi…

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gennaio 28, 2010 - Numeri Rivista - Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , , - no comments