Una piccola riflessione su come l’arte, sempre più spesso, esce dagli spazi dedicati e definiti per andare incontro al mondo e alle persone. Incontra il carcere, le strutture psichiatriche, le aziende, gli ospedali, la strada, e incontra anche i ragazzi della scuola e i loro insegnanti. Moltissimi sono i progetti di arte terapia proposti nelle scuole, finalizzati soprattutto al lavoro sulle dinamiche interpersonali e gruppali, alla facilitazione dell’integrazione dei ragazzi disabili o stranieri, alla riduzione della dispersione scolastica e del fenomeno del bullismo.
La metodologia del Process Drama si presenta invece come un modello ben strutturato e didatticamente efficace finalizzato proprio a facilitare l’apprendimento degli alunni. E’ un metodo di insegnamento delle lingue che utilizza la drammatizzazione teatrale a scopo didattico, cioè come strumento per l’apprendimento in classe, ed è già utilizzato con successo in Inghilterra, in Australia, in Nuova Zelanda e permette un tipo di apprendimento meno mnemonico e più legato alla vita reale, più coinvolgente per gli alunni, più divertente e stimolante. Nel Process Drama l’insegnante ha un ruolo fondamentale e partecipa in modo attivo al processo di apprendimento collaborando con i suoi allievi nella costruzione delle drammatizzazioni. Nella sessione di Process Drama, non si parte da un copione predefinito, né tantomeno c’è la finalità di costruire uno spettacolo teatrale; quello che invece si fa è partire da un pre-testo scelto dall’insegnante in base al suo obiettivo didattico (lo spunto può essere uno stimolo di varia natura, una fotografia, un suono, un quadro, un oggetto, ecc…) e proseguire con la costruzione del percorso narrativo e l’assegnazione dei ruoli per la drammatizzazione. Questo tipo di utilizzo del canone drammatico è centrato completamente sull’uso della lingua in situazioni simulate nella dimensione teatrale e non prevede pubblico esterno né l’obbligo di ricordare battute o parti, è tutto basato sull’improvvisazione degli alunni e dell’insegnante, che svilupperanno le drammatizzazioni a partire dallo stimolo iniziale. Questa dimensione di libertà espressiva stimola la motivazione all’interazione teatrale e fa in modo che l’alunno metta in gioco le sue risorse linguistiche, stimolato dalla tensione drammatica dell’azione, senza doversi preoccupare del giudizio scolastico, lasciandosi coinvolgere nel gioco della messa in scena.
Non ci resta che riaffermare l’importanza dell’aspetto esperienziale in ogni tipo di apprendimento, nonché quello del gioco, della creatività, della libera espressione come diritto inalienabile di ogni essere umano e come fondamento della curiosità, unico vero requisito per poter imparare!
Silvia Adiutori



