Il linguaggio dei fumetti nella sindrome da spettro autistico

L’APPROCCIO COGNITIVO-TEATRALE

 

PAOLO BRUNO DONZELLI

   Ognuno sembra suggerire una via

… la propria personalissima via …

compito nostro è coglierla e lasciare che ci guidi …

 

 

“Se esiste un teatro esterno, c’è anche un teatro interno.

Da qui è possibile definire l’approccio individuale alla Teatroterapia“.

 

Riflettevo, al ritorno dall’India, a quanto gli uomini occidentali avessero immaginato e costruito un teatro a misura di una mente osservante. In realtà, non solo il teatro. Sembra che nella nostra cultura l’idea di base sia “cresci e allontanati sempre più da te stesso”. Generalmente si va a teatro per guardar qualcosa, lo stesso lo si fa andando al cinema, uscendo da casa ogni mattina allo stesso orario per andare a lavoro, o telefonando a qualcuno. Difficilmente si pensa di fare il percorso inverso: andare a teatro per conoscere meglio se stessi e le proprie resistenze, al cinema per scoprire e svelare a se stessi i processi automatici che condizionano la nostra esistenza, parlare con qualcuno per conoscere meglio i propri punti di vista e metterli in discussione, telefonare a qualcuno per diventare maggiormente consapevoli delle proprie risonanze interiori.

Da dieci anni lavoro con la teatroterapia e i mondi del disagio psicologico mi portano a pensare che esista un teatro interiorizzato ben più potente di un teatro semplicemente da osservare, pur sapendo che l’osservazione sia un passo importante per la conoscenza e per gli apprendimenti. Considero la realtà psichica come il vero teatro, quello da cui hanno origine i processi di identificazione con i nostri personaggi interni. Penso e ripenso alle tante persone che ho seguito, che mi hanno insegnato e che mi continuano ad insegnare: umiltà e passione per la scoperta dei loro mondi teatrali, mondi così vari e variopinti, paragonabili ai colori dei vestiti indiani. Spesso mi son trovato sul palcoscenico dei miei stessi costrutti. Poi, ho riflettuto e ho scoperto che il gioco della vita avviene all’interno della nostra interiorità, quando ogni giorno ci alziamo dal letto e diciamo a noi stessi: “bene, proviamo a farci spazio nel mondo, considerando che il più importante allenamento è la consapevolezza di essere in allenamento momento dopo momento con noi stessi”.

Avendo quotidianamente l’opportunità di conoscere numerosi spazi di scena, racconti di vita, numerose parole che come scenografie si attivano non appena ci si pone in ascolto, mi affascina sempre più l’idea che parlare di teatro sia un pretesto per ritornare alle origini del proprio esistere nel palcoscenico della mente, in quello spazio tra comunicazione e immagini mentali; lo stesso in cui, per la prima volta, conobbi L., un ragazzino con sindrome da spettro autistico, un fumettista.

La comunità scientifica internazionale considera l’autismo un disturbo pervasivo dello sviluppo con esordio entro i primi tre anni di vita. Stime sono di 11/1000 (Baird, 2006) e le principali aree coinvolte: comunicazione, interazione sociale – tendenza verso l’isolamento -, immaginazione -uso inappropriato e stereotipato di oggetti-, problemi di comportamento (auto ed etero aggressività, iperattività fisica accentuata, ipersensibilità alle variazioni dell’ambiente circostante o delle figure di riferimento affettivo). La letteratura descrive i bambini con sindrome da spettro autistico come “bambini bellissimi ma distanti … chiusi in una torre d’avorio”, o come “bambini della Luna, per la loro distanza dagli altri, bambini pesce, per il loro silenzio”, o ancora come affascinanti ed inquietanti “per il mistero che li circonda” (U.Frith, “L’autismo. Spiegazione di un enigma”).

 

La storia di L., un ragazzo di 16 anni che conobbi un giorno quando i genitori mi chiesero di seguirlo, è un’altra storia. I genitori mi dissero che “trascorreva le sue giornate su un foglio di carta, suo fedele interlocutore. Spesso entrava in ansia ma difficilmente comunicava le sue emozioni, le tratteneva … per poi esplodere in una rabbia e intolleranza immotivate”.

Definirei i nostri incontri “una storia fatta di immagini, di parole leggere, una storia di sguardi più che di etichette, di stupore in cui la direzione si è creata rimanendo in ascolto”.

Gli incontri che sono stati svolti insieme a L. sono stati 20 a cadenza settimanale, ognuno della durata di 2 ore.

Gli obiettivi preposti, dopo aver conosciuto L. attraverso il racconto dei genitori che mi fecero presente la sua passione verso la creazione di fumetti furono:

– entrare in relazione con L. provando a comunicare attraverso la realizzazione di una storia a fumetti da creare durante i nostri incontri;

– far comprendere le proprie emozioni attraverso i personaggi creati;

– stimolare l’identificazione con i personaggi e consentire la sperimentazione delle azioni disegnate nella vita reale, in un contesto gradualmente di gruppo (social skill training immaginativo, prima, ed esperienziale dopo);

– promuovere strategie di problem solving;

– gestire l’ansia e la rabbia attraverso l’apprendimento di tecniche di rilassamento e di mindfulness.

L’intervento è stato pertanto basato sull’approccio positivo, attraverso il miglioramento delle qualità della vita del ragazzo: prevenendo, attenuando e/o eliminando eventuali comportamenti eccessivi e disadattivi; partecipando alla vita sociale, ricreativa e culturale; sperimentando nuove situazioni nel reale per conoscere ed apprendere nuove strategie; esprimendo delle scelte e dei sentimenti; incrementando autostima.

La tecnica alla quale si è fatto riferimento è stata quella mutuata dal repertorio comportamentale: il “modeling“ o “modellamento“. Essa è una forma di apprendimento basata sull’osservazione e il confronto con l’atteggiamento che altri (compresi i personaggi dei propri fumetti) si trovano ad avere di fronte a situazioni analoghe a quelle in cui la persona si trova e cerca una soluzione.

 

 

Il processo proposto

Inizialmente l’obiettivo degli incontri è stato quello di stimolare L. a rappresentare le diverse emozioni attraverso uno strumento, per L., di spontaneo utilizzo: il fumetto.

Attraverso il disegno di una storia a fumetti da lui inventata e intitolata “La storia dei draghi“, articolata per situazioni che hanno segnato le tappe dei nostri incontri, L. gradualmente viene accompagnato nella comprensione del significato delle emozioni e delle modalità per poterle gestire al meglio, dimostrando di aver fatto propri gli apprendimenti “dal foglio di carta alla vita“ fino al punto di dire: “ quando si provano emozioni è possibile accettarle, affrontarle e superarle“.

Ad esempio, se un personaggio del fumetto (un piccolo drago) prova disgusto per un cattivo odore, può tapparsi il naso. Partendo da questa semplice constatazione, L. impara a gestire il disgusto degli odori, quando la mamma prepara il pesce fritto, anche a casa. Il foglio diventa pretesto di apprendimento, una sorte di modeling che viene poi interpretato attraverso l’utilizzo del gesto. Dal disegno ci si sposta alla sperimentazione teatrale e alla successiva acquisizione di strategie di problem solving nella vita reale. L. inizia così a comprendere anche altre emozioni “negative“ come la rabbia, l’odio, la noia, la costrizione che prima non sapeva gestire. Lo stesso vale per il fastidio legato ai forti rumori che anticipavano spesso alcuni atteggiamenti autolesionistici. Adesso, ad un forte rumore, adotta la strategia concreta del chiudersi le orecchie e procedere.

Dopo questa fase iniziale di apprendimenti di strategie di problem solving, L. arriva ad esprimere, attraverso i personaggi dei suoi fumetti e guidato da me che mi propongo come “allenatore“ , il desiderio di “relazionarsi con altre persone e avere amici“.

Attraverso i fumetti il confronto si sviluppa su emozioni personali che L. stesso fa fatica ad esprimere ed emozioni vissute dai propri personaggi nella storia dei draghi che viene creata. Tale confronto viene poi rinforzato dagli incontri reali con i ragazzi del laboratorio teatrale. Gli incontri con L., infatti, vengono alternati ad incontri di gruppo, coinvolgendo studenti che partecipano ad un laboratorio di teatro, dando così ad L. la possibilità di sperimentare concretamente su di sè le capacità e le conoscenze acquisite grazie al percorso grafico svolto, ritornando poi, in seguito e con maggiore consapevolezza, a rappresentare attraverso il disegno le esperienze fatte.

Questo percorso consente così a L. di ricreare, nella propria mente, il palcoscenico delle sua stessa evoluzione, raggiungendo un obiettivo sorprendente: il superamento delle proprie paure e la promozione di relazioni sociali.

Tre sono i concetti fondamentali che L. apprende: rimanere nel presente, lavorare sulle immagini mentali intese come palcoscenici interiorizzati, apprendere dall’esperienza, ingredienti fondamentali di una crescita individuale e, al contempo, collettiva quanto più sana e propositiva.

Di seguito viene riportato il percorso grafico di L. (tratto della matita, disegni e sue parole), preceduto, a volte, da alcuni commenti, che ritengo essere il vero protagonista di questa esperienza.

 

 

La leggenda del regno dei draghi

 

 

1° passaggio: per ogni drago un’emozione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2° passaggio: la costruzione dell’ambientazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3° passaggio: la narrazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Problem solving e autoconsapevolezza (in corsivo si leggono le parole espresse da L. prima di iniziare autonomamente la narrazione della storia)

                    

ABC delle emozioni                                 Ricalco emotivo ed espressione dei desideri


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comprendere la rabbia.                  Stimolare l’empatia.                     Riformulazione dei pensieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meditazione e tecniche di mindfulness

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Superamento della paura per modeling

 

 

 

 

 

 

 

Strategie di problem solving e ampliamento di prospettive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apprendimento a lungo termine… dopo 6 mesi

 

PAOLO BRUNO DONZELLI Psicologo, psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale, teatroterapeuta Università degli Studi di Catania

 

OMS, ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, delle Disabilità e della Salute, Erickson, Gardolo di Trento, 2002 (2001).

American Psychiatric Association., Diagnostic and Statistical Manual of Disorders, 4° edition (DSMIV). Milano: Masson Editore, 1994

Crossley R., Facilitated Communication Training., New York: Teachers College Press, 1994

Frith U., L’autismo. Spiegazione di un enigma., Roma-Bari: Laterza Editore, 1996

Meazzini P. et al., Psicologia dell’handicap, Milano: Masson Editore, 1999

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marzo 8, 2017 - Arti Visive e Plastiche, disegno pittura scultura - Tagged: , , , , , , - no comments