Category Archives: la mediazione artistica

Addio professor Callieri…

Il nostro affettuoso saluto al caro e stimatissimo Prof. Bruno Callieri.

Ieri, 9 febbraio 2012, il prof.  Bruno Callieri, all’imbrunire, ci ha lasciato.

Ha lasciato a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, sia nel mondo accademico, sia clinico psichiatrico, sia personale, una ricchezza e una profondità di pensiero rara e preziosissima.
Il suo esprimersi sempre pieno di poesia ed evocazione lascia il vuoto nel cuore, ma una grande pienezza nell’anima, riflesso inesauribile di conoscenza ed empatia.
Lasciamo proprio alle sue stesse parole il nostro commiato da lui, e nel farlo ci piace immaginare di ri-offrirgliele come una calda, grata e sincera carezza.

[…]Lo sguardo e l’azione: l’essere toccato e l’aggrottarsi della fronte del medico, l’essere svelato con lo sguardo e il sentirsi addosso un responso, atteso, sperato, temuto. Dove il cuore pulsante, riflesso nel video, è anche il cuore che ha le sue pascaliane ragioni[…]

[...]Ecco perché questo sguardo e quest’azione, (hanno ragione sia Cesare Frugoni o Augusto Murri, sia Pedro Lain Entralgo o von Gebsattel) sono una vera esperienza umana, sono un linguaggio: guardare una radiografia è diverso dal guardare la fotografia inviata dall’amante lontano/a.
E questo linguaggio mi fa pensare anche alla valenza magica, sacrale, religiosa del toccare e dello sguardo (dal Re di Francia taumaturgo al sacerdote consacrante …); e, tornando alle nourritures terrestres di André, lo sguardo è intriso di atti carezzevoli, dove il carezzare è vicendevole, è carezzarsi, è un toccarsi d’anime, denso o di sfuggita, sfioramento o penetranza.
È nella carezza, della mano o dello sguardo, che si costituisce l’ordito originario della nostra vita emotiva e affettiva, dove il pratico precede il poetico, anzi ne costituisce e consente lo strutturarsi….

[…]C’è una corrispondenza fra tenerezza e accoglienza, fra rifugio e sicurezza. L’accorgersi di questo legame che la carezza[…]
Mi viene in mente Virgilio, quando paragona le rifiniture del poeta al lavoro dell’orsa, che dà forma ai figlioletti, carezzandoli ripetutamente con la lingua: senza l’amorevole ritocco della carezza l’essere umano non termina la sua nascita. Non bastano solo le vitamine: Renè Spitz, studiando la solitudine di certi neonati (forse destinati all’autismo) lo aveva ben capito.

[…]La carezza, e con essa lo sguardo, ti apre al mondo, perché è così che nasci alla sicurezza, alla dualità, all’être-à-deux….

Grazie.

Vulcanica Finella. In ricordo di Finella Pellegrini

Vulcanica.
E dotata di un’energia contagiosa che ti costringeva a portare a termine quello che ti aveva chiesto. Così vogliamo ricordare Finella Pellegrini,  infaticabile volontaria della Pro Civitate Christiana che ci ha improvvisamente lasciato il 17 gennaio ad Assisi. “Ha vissuto cosi come aveva voluto e se ne è andata serenamente” – con queste parole la ricorda l’arteterapeuta Paola Luzzatto legata a Finella da un’amicizia profonda e dalla condivisione di tanti progetti. Originaria di Polignano a  Mare, a trenta anni entra a tempo pieno nella Pro Civitate Christiana e milita nell’ Azione cattolica. Parallelamente ad una vita dedicata alla vocazione (evangelizzazione, missioni) , è insegnante e fa carriera nella scuola. Preside, come dirigente scolastica è sempre dalla parte degli studenti. Li difende e li sostiene, crede in loro. Dirigente e presenzialista rimane anche dopo la pensione, quando rientra vivere in Cittadella e si dedica alla formazione, con un’attenzione alla cura della qualità delle relazioni umane. È vulcanica negli eventi che crea in Cittadella: dai convegni sulla Terza Etá alla disabilità, all’incontro delle culture. Fonda il corso triennale di counselling e recentemente il corso triennale di arteterapia. Aveva appena terminato di preparare l’8 Seminario di Arteterapia “La cultura della disabilità ”, che si terrà dal 17 al 19 febbraio. Il suo interesse si concentra sulla formazione dei formatori e vuole raggiungere in questo modo chi in questo ambito può fare anche cultura e incidere sulla società. Applica agli allievi lo stesso “trattamento” che riservava agli studenti a scuola e promuove giovani docenti che invita per valorizzarli quando intuisce delle qualità speciali. Chiede ma dà molto di più: infonde fiducia, è aperta al nuovo e all’incontro delle diversità ed ha una qualità sempre più rara da trovare : crede nelle persone e offre opportunità che fanno crescere tutti, senza perdenti. Per questo ci mancherà, ma sentiamo anche di aver ricevuto tanto e la cosa che potrà farle più piacere è continuare la sua missione. Grande Finella.

Silvia Ragni

Un nuovo amore

di Mariella Sassone

Georgia O'Keeffe-(hands)

Mi innamoro sempre dei morti, sì è così. Mi innamoro di quello che hanno lasciato, delle loro tracce nel mondo, di quelle tracce che mi restituiscono un briciolo di esistenza fin’ora inesplorata permettendomi di percorrere nuovi sentieri senza paura: se altri ci sono passati forse alla fine non c’è il burrone, ma un briciolo di libertà.
Questo accade spesso e questo è accaduto ancora una volta andando a vedere la mostra di Georgia O’Keeffe a Roma. La conoscevo appena, solo attraverso qualche opera isolata, vista qua e là in altri ambiti e contesti, considerata solo un evento americano o semplice provocazione. E invece l’ho incontrata  nelle sue tracce affidate a me che ho letto in esse il mio messaggio augurale. Proprio come un augure che scruta il cielo ho cominciato a guardare i suoi quadri come eventi, come il momento esistenziale che è intercorso fra i suoi occhi e l’oggetto osservato. Ed un altro momento era lì, fra i miei occhi e i suoi quadri che dei suoi stessi occhi erano testimonianza, un’interazione che espandeva la percezione per offrirla agli altri sensi, riempiendomi di caldo, freddo, umido, fragile, fresco, rugiada, secco, deserto. Questo il mio sentire per lei, per la sua pittura che non racconta ma che stana l’essenza, per lei e la sua arte, lei e la ricerca di quell’essenza, della bellezza che è andata  a cercare, ed a rendere. Questo il mio augurio di fronte alle sue tele, il mio essere vicina a questa donna  bellissima, soprattutto da vecchia, vecchia che è il contrario di giovane, vecchia che non vuol dire adulta né anziana, ipocrita eufemismo che stucca i segni del tempo impolverandoli con un velo. Vecchiaia è quell’età della vita che raccoglie il tempo e lo rappresenta, e lei stessa, in vecchiaia, era diventata opera viva dell’arte che è stata la sua vita. Si, si chiama fascinazione, rapimento, ripeto mi sono innamorata.

La creatività come cura di sé

L’anno scorso, proprio nei giorni a ridosso di Natale, su un cartellone pubblicitario del solito “23“, percorrendo la stessa, noiosa, trafficata, anzi, trafficatissima strada, leggo : “Creare regali è un mestiere. Fare regali è un arte”.
Mi colpisce! Mi chiedo, ma è proprio vero che l’arte si fa? E come posso rendere il mio lavoro, Arte?

…Vengo da una famiglia di musicisti- artisti, da parte di mio padre!
Lui, piccolo piccolo di statura, suonicchiava, accompagnando il fratello, l’artista, con il contrabbasso, strumento alto e imponente. Buffo no?
La mia nonna aveva studiato musica. All’epoca nelle famiglie bene, le donne studiavano musica, pianoforte per l’esattezza.
Lei però era riuscita a fare della sua passione, un lavoro; infatti insegnava! E non solo ai nipoti e ai figli !!
Due, dei cinque, suonavano “artisticamente“, pianoforte e contrabbasso. Classica, lirica, jazz… E anche loro erano riusciti a trasformare la loro passione in mestiere !! O in arte?
Sono cresciuta con la loro musica nelle orecchie e nel cuore.
Mi manca molto, quella musica!
Ma sono stonata come una campana e non ho mai voluto imparare a suonare. Peccato!

Mia madre invece dipingeva. Anche lei suonava il piano, sempre per lo stesso motivo di prima. Quando morì, il primo oggetto che mio padre diede via, fu proprio il pianoforte!! Quello che ricordo di più di lei però sono i quadri, che dipingeva per hobby.
Dalla natura morta, alla follia di Orlando, fatto con la china. Tanti fiori e paesaggi, colori cupi ma intensi. Non conservo più nemmeno la tavolozza. Peccato! I quadri si, uno in particolare mi piace molto e l’ho portato via con me!

Di me dicono che sono una persona molto creativa.
Penso che un oggetto possa avere tante storie….
E così metto insieme, sposto, cambio l’ordine…
Mi piacciono i colori, ma anche il bianco e il nero.
Quando ero una ragazzina, poco più dell’età di mia figlia, venivo apprezzata per lo stile e il gusto che ho sempre curato come qualcosa di prezioso! Ero e sono molto attenta ai dettagli e cerco di creare, nell’ambiente in cui mi muovo, un’atmosfera accogliente e calda. Spesso ci riesco. Ma non sono un’artista!!!
Eppure qualcuno mi dice di si !!!!
Dimenticavo, mia madre sapeva anche cucire. Da uno “straccetto” qualsiasi, riusciva a fare dei vestiti bellissimi!! Era un’artista?

Mi chiedo se le creazioni “artistiche“, dalla musica al disegno, alla scultura, alla scrittura..ecc hanno di per sé valore artistico. Forse!
Ma non è sempre arte!
Mi rivedo oggi, nel mio lavoro, nella relazione con l’altro, e mi chiedo: è un mestiere, un arte? Sono un’artista, creo arte, o rendo il mio lavoro e la mia vita occasioni per esprimermi creativamente?
Capisco ora, il senso della frase letta su quel cartellone, in quella strada, quel giorno, prima di Natale: “Creare regali è un mestiere. Fare regali è un arte”.
Donare non è un mestiere! Può essere un intenso piacere!
Voi cosa ne pensate?

Anna Maria Acocella

Beethoven per Elefanti

Un musicista, Paul Barton, trasporta su una montagna della Thailandia il suo pianoforte per suonare Beethoven ad un gruppo di elefanti “in pensione” dopo una vita di lavoro, anziani e malati, di cui uno ormai cieco. Paul Barton ha voluto trasportare il pianoforte e non usare nessun altro strumento tecnologico sicuramente più agevole da muovere, “per provare la loro stessa fatica”, dichiara. In Thailandia gli elefanti sono parte integrante della vita delle persone e fondamentale aiuto per i contadini nel lavoro e nel trasporto, per questo sono giustamente trattati, anche in età matura, con gratitudine e affetto.

Questa storia è solo una piccola storia. E’ la piccola storia di un incontro e di uno scambio di doni. Vecchi elefanti thailandesi, Beethoven e un musicista di pianoforte nella giungla. Che alla fine si trovano a condividere uno spazio, che nella loro estrema estraneità e diversità sembrano essere così a loro agio nello stare vicini. Uno regala musica, l’altro regala vicinanza fisica. C’è attenzione e curiosità verso l’altro. E c’è anche la fatica, come in tutti gli incontri. Ognuno sta nella relazione con quello che può. E perché mai vale la pena scalare una montagna nella giungla thailandese trasportando un pianoforte per suonare Beethoven a degli elefanti anziani? Non lo so … Ma forse alcune ragioni che ragionevoli non sembrano affatto sono quelle che ci spingono a fare le scelte più coraggiose, quelle legate al sogno e al piacere, quelle che all’improvviso, nonostante tutto, ci fanno ritrovare il senso del nostro essere al mondo.
E, guardando il video, mi sembra uno scambio irragionevole ma bellissimo.
Buon Natale!

Silvia Adiutori