Un film-documentario sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
Recensione di Daniela Abbrescia
Presentato al Bifest di Bari lo scorso 19 marzo, dal giovane regista Francesco Cordio, “lo stato della follia” rappresenta una forma di denuncia sociale ma anche politica sulle condizioni degli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia. Immagini forti, che narrano una situazione di vita, o piuttosto di sopravvivenza, all’interno di luoghi che non sembrano avere alcuna finalità terapeutica o riabilitativa.
La trama è intrecciata su due piani: uno racconta l’esperienza di un attore all’interno di un OPG, l’altro è più aderente all’esigenza di documentare e far emergere le storie personali dei detenuti.
Le narrazioni autobiografiche attirano l’attenzione degli spettatori costruendo una specie di rappresentazione teatrale che vede un personaggio, il malato mentale e criminale, muoversi nello sfondo dell’istituzione totale. L’aria che si respira ricorda le pagine di Asylums, e ci riporta indietro a quelle istituzioni di “cura” su cui tutto il panorama internazionale della medicina ha sempre discusso e si è trovato in disaccordo.
Dall’esperienza, professionale e non, spesso nasce la necessità di condivisione e confronto. Parlo di necessità perché è quasi un imperativo, una spinta che porta a parlare, coinvolgere, discutere ciò che si è fatto per uscire dal proprio terreno conosciuto.
Da anni Oliviero Rossi e il suo gruppo di lavoro hanno intrapreso questo viaggio di condivisione attraverso la rivista, il sito e i convegni, attraverso la pubblicazione di libri articoli ed esperienze, nell’idea che le esperienze condivise possano accrescere la propria pratica clinica e arteterapeutica e che il confronto e la discussione siano la nascita di qualcosa di vivo e nutriente.
In questa ottica da qualche mese Oliviero Rossi ha intrapreso un nuovo progetto che si è concretizzato nella nascita di un video-blog (www.oliviero-rossi.net), in cui ci racconta frammenti della propria esperienza e della propria clinica dove l’immagine web diventa veicolo di condivisione attraverso dei “video-incontri”.
Quello che ci propone nei primi incontri pubblicati è un video-percorso attraverso alcune tecniche sperimentate in anni di pratica: partendo dall’uso dell’immagine fissa o in movimento ci conduce alla scoperta delle varie declinazioni possibili di questo mediatore;
quasi fosse un percorso autobiografico, Oliviero Rossi, ripercorre le tappe del suo particolare modo di lavorare con questo strumento e dell’evoluzione che la pratica ha avuto nel tempo. Partendo dall’immagine fotografica ci racconta come si sia sviluppato un processo di continua sperimentazione creativa che lo ha portato a scoprire l’immenso potenziale terapeutico del lavoro con l’immagine di sé, spingendolo a ricercare nuove tecniche che si integrano accrescendone le possibilità di utilizzo.
Responsabili Del Progetto Dott. Cristina Lauricella, Dott. Maura Collini
Ideatrice E Promotrice Del Progetto, Dott. Elvira Rossi
Progetto didattico produttivo dedicato ai Pazienti del CSM di Roma/A II municipio
a cura diLuigi Paulucci Baroukh, con la collaborazione diLuca Caldelli e Ginevra Napoleoni
Le attività del centro DSM Roma/A si prefiggono un approccio integrato dove la cura ambulatoriale territoriale s’intreccia con una serie di progetti riabilitativi in cui l’acquisizione di competenze si unisce allo sviluppo di capacità relazionali di base. Progetti che favoriscono l’autonomia, implementano le attività riabilitative, permettendo una maggior conoscenza del paziente e la sperimentazione di nuove aree relazionali con un’espressione libera e creativa altrimenti celata dalla malattia.
Riedizione 2003 dello storico documentario sull’attività teatrale svolta nel 1977 da Cora Herrendorf e Horacio Czertok (Teatro Nucleo) presso l’Ospedale Psichiatrico di Ferrara diretto da Antonio Slavich.
Il video è proceduto da alcuni servizi dei telegiornali dell’epoca in occasione del Convegno “La Scopa Meravigliante”, congresso nazionale attorno al ruolo della ricerca teatrale e dell’immagine nel processo di destabilizzazione manicomiale tenutosi a Ferrara nel 1978.
Le immagini raccontano i seminari formativi per Operatori (medici, infermieri, assistenti sociali) e pazienti, le attività di mobilitazione teatrale all’interno dei reparti ospedalieri e gli interventi terapeutici paramedici per pazienti condotti dal Teatro Nucleo a Ferrara per tutto il 1977.
Il video si conclude con l’intervento di Franco Basaglia al Convegno “La Scopa Meravigliante“.
Un musicista, Paul Barton, trasporta su una montagna della Thailandia il suo pianoforte per suonare Beethoven ad un gruppo di elefanti “in pensione” dopo una vita di lavoro, anziani e malati, di cui uno ormai cieco. Paul Barton ha voluto trasportare il pianoforte e non usare nessun altro strumento tecnologico sicuramente più agevole da muovere, “per provare la loro stessa fatica”, dichiara. In Thailandia gli elefanti sono parte integrante della vita delle persone e fondamentale aiuto per i contadini nel lavoro e nel trasporto, per questo sono giustamente trattati, anche in età matura, con gratitudine e affetto.
Questa storia è solo una piccola storia. E’ la piccola storia di un incontro e di uno scambio di doni. Vecchi elefanti thailandesi, Beethoven e un musicista di pianoforte nella giungla. Che alla fine si trovano a condividere uno spazio, che nella loro estrema estraneità e diversità sembrano essere così a loro agio nello stare vicini. Uno regala musica, l’altro regala vicinanza fisica. C’è attenzione e curiosità verso l’altro. E c’è anche la fatica, come in tutti gli incontri. Ognuno sta nella relazione con quello che può. E perché mai vale la pena scalare una montagna nella giungla thailandese trasportando un pianoforte per suonare Beethoven a degli elefanti anziani? Non lo so … Ma forse alcune ragioni che ragionevoli non sembrano affatto sono quelle che ci spingono a fare le scelte più coraggiose, quelle legate al sogno e al piacere, quelle che all’improvviso, nonostante tutto, ci fanno ritrovare il senso del nostro essere al mondo.
E, guardando il video, mi sembra uno scambio irragionevole ma bellissimo.
Buon Natale!