Si è rinnovato il 9 e 10 novembre, l’appuntamento annuale con il Convegno Le Trame dello sguardo 3.0, giunto alla sua terza edizione, organizzato dalla Rivista Nuove Arti Terapie e dall’Associazione Europea per le Artiterapie, ospitato anche quest’anno, nella prestigiosa sede dell’Auditorium della Pontificia Università Antonianum. Il Convegno è stato un’occasione d’incontro e confronto su due tematiche, La relazione come cura e Immagini e narrazioni di sé, elaborate in due giornate dense di riflessioni e di testimonianze.
La prima giornata dal titolo La relazione come cura è stata dedicata alla riflessione e allo scambio di esperienze inerenti al tema dell’importanza della relazione come vero e proprio strumento terapeutico, sia nell’ambito della malattia organica che nell’ambito del disagio psicologico. Ci è sembrato particolarmente interessante e stimolante la riflessione, che ha fatto da sfondo a tutti gli interventi: quale dovrebbe essere il tipo di relazione che si può intendere come terapeutica, come portatrice di qualcosa di buono per sé e per l’altro… ?
Ogni relatore ha presentato riflessioni, esperienze, studi che hanno delineato, nonostante la diversità degli approcci e dei punti di vista, una strada che è sembrata comune: la relazione intesa come strumento di cura deve avere delle caratteristiche precise, delle qualità specifiche, ovvero non coincide solo con la volontà di aiutare l’altro, o con il semplice contatto o il trovarsi a condividere uno stesso spazio (per esempio uno spazio di cura come un ospedale). Non può essere quindi improvvisata, piuttosto richiede un percorso di conoscenza e consapevolezza di sé, dell’incontro con l’altro e delle possibilità relazionali che possono essere messe in gioco nello spazio di questo incontro.