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Le nuove arti terapie. Percorsi nella relazione di aiuto.

1250.213A cura di: Anna Maria Acocella, Oliviero Rossi

Contributi: Anna Maria Acocella, Silvia Adiutori, Fernando Battista, Franco Bonsante, Carlo Coppelli, Stefano Federici, Stefano Ferrari, Marika Massara, Fabio Meloni, Walter Orioli, Fabio Piccini, Cristiano Pinto, Silvia Ragni, Oliviero Rossi, Mariella Sassone, Gianluca Taddei, Caterina Terzi

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www.francoangeli.it/

www.ibs.it/

Presentazione del volume

L’arte terapia ha bisogno di arte terapeuti e gli arte terapeuti hanno bisogno di formazione. L’idea di un manuale di arti terapie nasce dall’esigenza, avvertita nei diversi ambiti applicativi del corpus disciplinare, di strutturare e formalizzare una quantità di contributi teorici, tecnici e metodologici che è rigogliosamente – ma spesso disordinatamente – fiorita nel corso dell’ultimo decennio.

Le nuove arti terapie percorsi nella relazione di aiuto

Mercoledì 16 Maggio

Giornata di studio

“La mediazione artistica è l’arte di mettere in contatto la persona con le risorse creative che gli permettono di lasciare nel mondo qualcosa di profondamente proprio e, allo stesso tempo, di potersene separare nel momento in cui questo qualcosa ha fatto il suo ingresso nel mondo.

Ogni atto creativo implica un processo trasformativo e quest’ultimo è, necessariamente, un processo emozionale”.

La nostra attenzione come arte terapeuti non è rivolta agli strumenti ma al momento creativo, e non è orientata alle tecniche ma alle persone.

Lo scopo dell’incontro che qui presentiamo è quello di offrire, attraverso esperienze e applicazioni, nuove modalità di esplorazione esistenziale attraverso percorsi di arte terapia.

Praticelli in fiore

Di Virgilio Sieni

In scena la poesia del gesto, l’espressione intensa che si fonde in una coreografia essenziale ed intensa, che veicola emozioni profonde.
Signore sopra i 65 anni, che forse mai nella loro vita avevano calcato un palcoscenico, si trovano ad “abitare” uno spazio che da fisico diventa metaforico: a piedi nudi, un corpo vissuto e proposto con dignità, fierezza, con la forza della normalità e della vita che vi ha lasciato i suoi segni e la sua esperienza.
Ne sei catturato sin dai primi momenti e lo spazio-tempo si trasforma e diventa quello della narrazione: l’intensità delle espressioni, gesti, sguardi, la relazione che da fisica si fa simbolica ti porta ipnoticamente dentro. Le storie che queste signore intrecciano tra di loro diventano un racconto, nel quale ognuno può proiettare ciò che vuole, con l’allusività di una musica presente, continua ma discreta ed evocatrice.

Artiterapie: Roma 9-10 novembre-Recensione del convegno

Si è rinnovato il 9 e 10 novembre, l’appuntamento annuale con il Convegno Le Trame dello sguardo 3.0, giunto alla sua terza edizione, organizzato dalla Rivista Nuove Arti Terapie e dall’Associazione Europea per le Artiterapie, ospitato anche quest’anno, nella prestigiosa sede dell’Auditorium della Pontificia Università Antonianum. Il Convegno è stato un’occasione d’incontro e confronto su due tematiche, La relazione come cura e Immagini e narrazioni di sé, elaborate in due giornate dense di riflessioni e di testimonianze.

La prima giornata dal titolo La relazione come cura è stata dedicata alla riflessione e allo scambio di esperienze inerenti al tema dell’importanza della relazione come vero e proprio strumento terapeutico, sia nell’ambito della malattia organica che nell’ambito del disagio psicologico. Ci è sembrato particolarmente interessante e stimolante la riflessione, che ha fatto da sfondo a tutti gli interventi: quale dovrebbe essere il tipo di relazione che si può intendere come terapeutica, come portatrice di qualcosa di buono per sé e per l’altro… ?

Ogni relatore ha presentato riflessioni, esperienze, studi che hanno delineato, nonostante la diversità degli approcci e dei punti di vista, una strada che è sembrata comune: la relazione intesa come strumento di cura deve avere delle caratteristiche precise, delle qualità specifiche, ovvero non coincide solo con la volontà di aiutare l’altro, o con il semplice contatto o il trovarsi a condividere uno stesso spazio (per esempio uno spazio di cura come un ospedale). Non può essere quindi improvvisata, piuttosto richiede un percorso di conoscenza e consapevolezza di sé, dell’incontro con l’altro e delle possibilità relazionali che possono essere messe in gioco nello spazio di questo incontro.

Il laboratorio integrato di teatro e arteterapia

La Cooperativa sociale Panta Rei, che dal 1997 si occupa di progetti di autonomia rivolti a persone con disagio psichiatrico in cura presso alcuni Centri di Salute mentale di Roma, e l’Associazione Culturale Ig.Art che si occupa invece di arte, terapia e teatro hanno iniziato una collaborazione oramai decennale con la creazione di uno spazio laboratoriale che è allo stesso tempo esperienza artistica e percorso ad alta valenza riabilitativa per quanto riguarda l’area della socializzazione, della comunicazione, dell’espressione. Da subito il progetto ha fondato le sue radici nella scelta di fare un lavoro cosiddetto “integrato”, che prevede cioè la partecipazione di operatori del sociale, studenti, cittadini interessati e utenti dei centri di salute mentale in un unico gruppo di lavoro, che non preveda in nessun modo una differenziazione per ruolo o patologia, ma semplicemente per risorse personali espressive specifiche. Il laboratorio teatrale integrato ha come obiettivo quello di offrire un luogo e uno spazio relazionale, mediato dal linguaggio artistico e drammatico, in cui ogni partecipante può esprimere parti di sé spesso inedite, senza preoccuparsi del giudizio altrui. E questo è un aspetto importante, sia per le persone che hanno un disagio psichico sia per quelle che invece lottano quotidianamente in una “vita normale”.