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Informazioni generali
Nome e cognome dell’intervistato: Marcia Plevin
In qualità di psicologa, danza movimento terapeuta, Presidente del Associazione Art Therapy Italiana, sede succursale, Lazio, Supervisore APID.
Titolo del progetto in oggetto: Danza Movimento Terapia nel reparto pediatrico oncologico, dal 2005 ad oggi.
Località di svolgimento del progetto Ospedale Bambino Gesu, Roma.
La Danza Movimento Terapia nel reparto pediatrico oncologico
E’ con piacere che intervisto Marcia Plevin, stimata collega danzamovimentoterapeuta, danzatrice, psicologa, circa la sua attività di dmt (danzamovimentoterapeuta) all’interno dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma.
Opero nel reparto oncologico, una volta alla settimana per 3 ore, con i bambini ricoverati. L’intervento avviene ogni volta in condizione diverse a seconda della possibilita’ dei bambini, a letto, in piedi…sempre nella stanza.
Anzitutto Il mio corpo, poi oggetti vari: stoffa, elastici, palle, sacchetti di peso, strumenti musicale, la musica…
La DMT è utilizzata nel reparto come una terapia complementare a quella medica per far vivere nel bambino/adolescente un contatto vitale con il corpo. La DMT utilizza le risposte empatiche e somatiche del bambino e la situazione ospedaliera come un ponte per stabilire una connessione, una relazione. Poiché i processi della malattia hanno un impatto sul corpo e sull’immagine che i bambini hanno del loro corpo, la DMT facilita modi di far rivivere un rapporto favorevole con esso. Gli interventi sono mirati ad ascoltare il bisogno del paziente nel ‘qui ed ora’ il quale crea un’atmosfera di fiducia, consente di prendere in considerazione il suo livello funzionale, l’età evolutiva, e lo stato psicologico per offrire il movimento o il gioco appropriato. Un sottile o deciso suggerimento non-verbale o verbale del bambino può tradursi in movimento e/o riposo e spesso comprende l’uso di differenti supporti: musica, sciarpe, pupazzi, palle, elastici e materiali artistici. Il danza movimento terapeuta facilita un canale per l’espressione creativa che può trasformare l’isolamento, l’ansia e la paura aiutando il bambino o l’adolescente ad adattarsi allo stress della situazione.
§ In che modo, Marcia, attraverso la DMT si riescono a raggiungere gli obiettivi programmati?
La danza movimento terapia è definita come l’uso psicoterapeutico del movimento usato come un mezzo per l’espressione creativa e la comunicazione al fine di favorire l’integrazione psicologica ed emozionale nell’individuo (APID). La premessa che è alla base di questo approccio terapeutico è che le manifestazioni psichiche e somatiche sono identiche o, in altri termini, il movimento del corpo è una manifestazione dei pensieri e delle emozioni. L’osservazione e la valutazione dei bambini è fatta attraverso l’uso dell’analisi del movimento (analisi del movimento di Laban) e il profilo del movimento di J. Kestenberg, che riguarda un modello di sviluppo psicologico e motorio del bambino.
L’espressione creativa nel bambino può essere favorita usando diversi metodi, il principale è attraverso le mie risposte di movimento al loro stato del momento. Per esempio, dei piccoli giochi di movimento con le dita e le mani possono diventare delle danze, talvolta con l’accompagnamento di musica, offrire una pallina da lanciare può trasformarsi in un gioco stimolante che rinnova nel bambino la percezione della sua forza e delle sue possibilità.
§ Quanto è importante stabilire una giusta la relazione nel tuo lavoro ed in particolare cosa è necessario tener presente in questo contesto?
Io viaggio di letto in letto con l’ausilio di diversi oggetti: uno stereo portatile, due borse piene di pupazzetti per le dita e le mani, sciarpe colorate, grandi teli elasticizzati, palle di differenti dimensioni, sacchetti di diverso peso, piccoli strumenti musicali, carta e colori. Il cuore del mio lavoro nel reparto non si basa soltanto sul bagaglio della danza movimento terapia, ma occorre una notevole capacità di spontaneità per adattarsi alla diverse situazione che di volta in volta si presentano.
Il linguaggio del corpo del bambino – il modo in cui giace nel letto o il modo in cui va in giro, i suoi occhi e la sua espressione, il suo essere “attaccato all’albero” (un supporto mobile per il trattamento terapeutico che assomiglia a un albero) e sopportare o meno il trattamento – mi indicano come io debba trasformare la mia stessa qualità di movimento per poter entrare in una relazione terapeutica. Il contributo unico della DMT sta nell’enfasi che pone sulle sfumature e sulle sottigliezze - così piene di significato - del movimento del corpo (Cohen 1999).
Una sintonizzazione dei miei gesti, dei movimenti e della mia voce crea un approccio non verbale che può portarmi in contatto con il bambino. Quando sto per entrare in contatto con un bambino mi chiedo:
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ad un livello funzionale: cosa può fisicamente fare il bambino?
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ad un livello evolutivo: che tipo di intervento senso-motorio e cognitivo può essere appropriato per la sua età?
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ad un livello psicologico: attraverso il suo movimento, quale messaggio mi sta inviando il bambino su se stesso e sullo stadio della sua malattia? E’ il primo ciclo di trattamenti o forse l’ultimo? E’ in ospedale a causa di febbre, o a seguito di operazione chirurgica o per altre cause? Quali sono le conseguenze emotive sia visibili che invisibili?
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come sta reagendo il bambino alla mia presenza nella stanza – con curiosità, interesse, accettazione, rifiuto, indifferenza?
Oltre a queste domande ci sono tre passi fondamentali che portano me e il bambino in relazione. Il primo è creare un’atmosfera serena e tranquilla che favorisca la fiducia. Il secondo è aiutare il bambino a riconnettersi con le sue risorse interiori, la sua forza vitale. La terza è dare senso o significato al movimento o, se non c’è movimento, considerare la relazione attraverso lo scambio verbale o artistico.
§ Hai qualche caso di cui ci puoi parlare per farci capire l’importanza dell’utilizzo della DMT in tale circostanza ed il modo con cui l’intervento si colloca all’interno del contesto?
Diversi sono i casi che ho seguito, posso parlarvi di due bambini che per rispetto della privacy chiamerò Davide e Gemma.
Davide
Quando sono entrata per la prima volta nella stanza di Davide ho avvertito una palpabile ansia e paura. D., un ragazzo di nove anni sta seduto sul letto con le ginocchia ripiegate sotto il mento, la schiena curva e il petto incavato. I suoi grandi occhi blu lanciano occhiate veloci ai suoi genitori, che stanno in piedi vicino al letto. Sembra rispecchiare l’ansia e la tensione che emana dai suoi genitori piuttosto che esprimere la sua. Dopo essermi presentata come una psicologa e una DMT ci siamo messi a parlare del posto da dove venivano, e quale classe frequentava D. Lui mi dice di essere in una squadra di calcio. Siccome ho uno strano accento la conversazione si sposta al luogo da dove provengo (USA) e da quanto tempo vivo a Roma. Avendo consultato la cartella medica prima di incontrarlo so che D. ha recentemente subito la rimozione di un tumore dal piede destro.
Comincio a percepire la situazione e valuto come iniziare l’intervento. Anche se D. stava abbracciato alle sue ginocchia col petto incavato, i suoi occhi e la sua faccia erano pieni di interesse e curiosità. Sono interessata a vedere se D. può aprire il petto e usare le braccia quindi gli offro un piccolo sacchetto coi pesi da lanciare da una mano all’altra. Non appena inizia a lanciarlo le ginocchia affondano nel letto, il petto si allarga e inizia a sfidare se stesso lanciandola sempre più in alto. Sebbene i suoi genitori continuassero a indugiare nelle vicinanze, la sua attenzione ha lasciato lo sguardo attento dei suoi genitori appena si è concentrato completamente nel movimento. Subito dopo gli offro una piccola palla da lanciare che si trasforma subito in un gioco per afferrarla. D. inizia a lanciarmela con più forza. Il suo tronco e le mani si avvolgono a spirale nello spazio per raggiungermi appena io mi muovo più lontano in diverse parti della stanza. Il suo raggio d’azione cresce quando inizia a impegnare anche il bacino, cosa che aggiunge capacità di spinta alle sue braccia. Sta ridendo e sfidandomi quando accade una cosa importante, improvvisamente lancia la palla a suo padre che si unisce al gioco. Quello che è seguito è stato un gioco ad afferrare a tre, con differenti livelli di intensità, differenti modi di lanciare e mosse imprevedibili di D. che cercava di imbrogliare suo padre e me. D., coinvolgendo suo padre, ha instaurato una relazione non verbale che è sembrato rassicurare i suoi genitori. A volte “i bambini sono messi in una situazione nella quale essi sentono di doversi prendere cura delle uniche persone dalle quali dovrebbero ricevere supporto fisico ed emotivo”. (Mendelsohn, p.67)
L’ansia iniziale che avevo avvertito entrando nella stanza si era sciolta in un’atmosfera di gioco e vitalità. La parte superiore del corpo di D. prima chiusa e ristretta si era aperta e allargata nello spazio; la sua postura si era rimodellata e la qualità dei suoi movimenti era cambiata in quanto teneva conto di un concetto di se stesso visibilmente differente. La memoria del corpo circa il giocare a palla accompagnata dalla risata ha stimolato le sue risorse interiori e ha impegnato sia la sua forza vitale che quella di suo padre. Con l’ausilio del movimento sia il genitore. che il bambino sono stati in grado di modulare l’effetto dell’ansia e questo li ha aiutati ad affrontare e ad adattarsi alle richieste della situazione.
Gemma
Quando ho aperto la porta della stanza di Gemma (otto anni) ho immediatamente avvertito una inusuale atmosfera di calma e tranquillità. Sua madre è distesa sul letto vicino a lei e stanno parlando piano fra loro. Quando mi presento e spiego chi sono e cosa faccio G. sorride timidamente alla madre. Dopo aver parlato un po’ con lei noto che usa un tono di voce molto basso e che tende a mettersi in modo da creare uno spazio privato fra lei e l’altro letto della stanza. E’ visibilmente imbarazzata ma i suoi occhi brillano non appena vede lo stereo. Ha la possibilità di muoversi? E’ sotto trattamento che implica essere attaccata all’albero ( porta flebo)?
Un tumore localizzato in qualche parte del corpo può ridurre la capacità di movimento. Ci potrebbe essere una paralisi cronica o temporanea dovuta a una specifica malattia. Il catetere impiantato chirurgicamente può impedire i movimenti di una parte del corpo. Ma G. ha appena completato un ciclo di trattamenti e non è ostacolata dall’essere attaccata all’albero. Le domando se vuole ascoltare della musica semplicemente per vedere dove questo ci può portare. Acconsente. Si siede sul letto aspettando mentre sua madre si sposta sulla sedia vicina. Scelgo una musica calma e armoniosa come l’atmosfera suggerisce.
Iniziamo mettendo le nostre mani sul letto facendo piccoli movimenti con le dita, le mani e i polsi a tempo di musica. Lei inizia a ripetere i miei movimenti. Quando alzo le mie braccia seguo i suoi movimenti che hanno un repentino, imprevedibile marcato accento al ritmo lento della musica. Lei tiene le sue braccia così leggere come se avesse un piccolo uccellino svolazzante in ogni mano. A questo punto smetto di muovermi e lei continua da sola. Lei era quello che io chiamo “scivolata” in una dimensione di auto assorbimento creativo, conosciuto come l’”essere mosso”. Appena le difese si rilassano può essere notato un cambiamento nel livello di coscienza del bambino e nella qualità del movimento, quando il bambino passa dal “muoversi” all’”essere mosso” da impulsi interiori (Mendelsohn, p.74). L’imbarazzo e la timidezza di G. erano svaniti. Dopo qualche minuto mi chiese di unirmi a lei e insieme abbiamo creato una danza sull’arrivo della pioggia, la crescita dei fiori e il sorgere del sole. La malattia era presente ma lei era diventata altro dalla malattia rimandandomi l’immagine di movimenti di un corpo sano e creativo.
Alcune settimane più tardi lei era sotto trattamento e attaccata all’albero ma voleva alzarsi dal letto e danzare in piedi. Sembrava molto stanca e affaticata ma scelse una vivace musica popolare. Di nuovo si pose in modo da dare la schiena agli altri bambini della stanza. Noi ci stavamo muovendo in uno spazio molto piccolo fra il letto e la parete, ma la posizione del suo corpo nello spazio le permetteva di mantenere la privacy di cui aveva bisogno. Abbiamo iniziato di nuovo a fare dei movimenti a specchio con le mani e le braccia, questa volta in alto. Quando ha alzato le sue braccia sopra la testa, ha iniziato a dondolare i fianchi a ritmo di musica. Le ho offerto una sciarpa rossa e lei ha cominciato ad arrotolarla sul suo corpo e poi a lanciarla per aria. A un certo punto mi ha chiesto di lanciare una palla. La settimana precedente mi aveva visto giocare con la palla con un altro bambino della sua stanza. Inizialmente, così come nel primo incontro, G. parlava con un leggero sussurro, con una qualità di movimento di fluidità e leggerezza insieme con la necessità di un ristretto spazio privato. Questa qualità è bruscamente cambiata non appena ha iniziato a lanciare la palla con sorprendente precisione e forza. Avevamo bisogno di aumentare la distanza fra noi e muoverci nella stanza. Abbiamo continuato a lanciare la palla a tempo di musica. E’ stata particolarmente elettrizzata dalla mia proposta di lanciare la palla a terra più forte che poteva, cosa che ha fatto con tutta la forza che ha potuto raccogliere. G. aveva iniziato la sessione con occhi affaticati e stanchi ma quel giorno, quando la lasciai, erano diventati brillanti, aveva liberato una potente energia che aveva cambiato la relazione spaziale con me e la stanza, portando vitalità al suo corpo.
Il linguaggio del suo corpo ci fece capire che lei voleva, aveva bisogno di affermare se stessa – di usare le sue risorse energetiche. “Nella DMT i bambini malati di tumore comunicano attraverso atti simbolici la loro consapevolezza e le loro paure”. (Goodill 2005 p. 142). La singolare dimostrazione di forza di G. e il cambiamento del suo bisogno di spazio sembravano essere la sua reazione a sentimenti di rabbia e di stanchezza per la lunga degenza in ospedale.
La settimana seguente G. era immobile, era molto stanca e costretta a letto da una infezione al torace, una complicazione del trattamento chemioterapico. Ma lei voleva comunque “ballare”. Valutando attentamente la situazione ho suggerito un piccolo e contenuto gioco con il ritmo: battere le nostre mani sul letto e fra di loro. Il suo viso e gli occhi hanno iniziato ad aprirsi non appena abbiamo aumentato la velocità e il ritmo del gioco. Dopo questo lavoro iniziale lei ha preso tutte le sciarpe colorate che avevo portato con me e ha iniziato ad annodarle fino a formare un grande cerchio intorno al suo letto. Spostavamo le sciarpe intorno con le mani mettendo la testa dentro e fuori dal cerchio. Era diventato un arcobaleno mobile di colori che girava intorno al letto.
Questo è un fatto importante da considerare poiché un letto è generalmente associato ad un confortevole luogo di riposo, ma per i bambini in ospedale esso può diventare un luogo pauroso di restrizione fisica dove sono effettuati gli interventi medici. Nonostante l’immobilità di G. il letto era invece diventato un luogo di trasformazione e di creatività
§ Secondo quali criteri vengono scelti gli utenti partecipanti al progetto?
Che sono nel reparto oncologico. Lavoro con i bambini, ragazzi, adolescenti da 2 a 17 anni.
§ E gli operatori con quale criterio vengono scelti’?
Ho formato un’ assistente per un anno. Lei era diplomata dmt dalla scuola Art
Terapia Italiana.
§ Ci sono altre figure che utilizzano mediatori artistici nella struttura presso la quale lavori?
Si. Gli animatrici ( educatori ).
§ Come è avvenuto il contatto con l’ospedale, è stata la struttura a richiedere un tuo intervento, o come ne è venuta a conoscenza?
No, la struttura ne è venuta a conoscenza attraverso l’invito dell’ Associazione Onlus Girasole che hanno finanziamenti sia pubblici sia privati per portare all’interno dei reparti, clown, animatori e la danza movimento terapia.
§ Avevano già avuto esperienze precedenti di artiterapie in quella struttura?
No.
§ Che tipo di risonanza, accoglienza ha la sua attività all'interno della struttura rispetto ai colleghi, operatori, dirigenza?
Positiva….( vedi gli esempi sopra)
§ Quali sono i parametri di valutazione dell’efficacia dell’intervento?
Non ci sono state ricerche su quest’ intervento di DMT , mi piacerebbe! I parametri sono le voce dei bambini, genitori, dottori, e primario del reparto che lo ritengono un intervento positivo.
§ Sono previsti possibili sviluppi di questo progetto?
Ora ho un assistente DMT che permette che l’intervento sia praticato per piu’ ore nel reparto. Sono stata invitata al Convegno Oncologico a Sondrio ( 2007) e nel Convegno dell’Art Therapy Italiana, Palermo ( 2008) per presentare il lavoro. Mi piacerebbe che questo lavoro potesse avere piu’ visibilita’ come terapia complementare in diversi ospedali che trattano bambini con patologia oncologica.
Grazie Marcia per quello che fai ed in bocca al lupo per il tuo lavoro.
Fernando Battista
Marcia Plevin
psicologa, Danza Movimento Terapeuta ATI-APID,
Presidente del Associazione Art Therapy Italiana,
sede succursale del Lazio, Supervisore APID.
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