FRANCIA
ARTE TERAPIA E SCULTURA
A cura di Giulia Basili
“Quel che viene taciuto, può essere detto con l’argilla”
La scultrice e arte terapeuta F. Marceau lavora con l’argilla e la pittura. Da psicoterapeuta ha scoperto il “tatto” attraverso pratiche energetiche. Il “gusto della terra”, il “corpo a corpo”, con la materia ha fatto evolvere il suo approccio terapeutico. Oggi è scultrice e arte terapeuta. Propone un lavoro in gruppo e individuale. Questi si svolgono in tre fasi: una verbale in cui si racconta un vissuto, un sogno, un pensiero; una di produzione “artistica”, seguita nuovamente da una fase verbale, in cui la persona il più delle volte si sdraia. Il lavoro si svolge nel suo studio, ad orario e data fissi, nel quadro di una relazione transferenziale. I mediatori utilizzati sono la pittura, l’argilla, il ritaglio, il collage, come mezzi d’espressione e luoghi di parola. Qualcosa dell’inconscio del soggetto si rivela attraverso una creazione. Questi “oggetti” prodotti sono l’occasione di parola per il paziente. Sono un filo conduttore che permette di risalire alle emozioni, ai vissuti, alle tracce molto lontane. Ad esempio, nel corso di una seduta, un paziente si interroga: “perché faccio sempre delle forme appiattite o schiacciate” e prende coscienza di colpo del legame con un evento della sua vita. In quanto terapeuta, F. Marceau è testimone di ciò che avviene al momento e del processo a lungo termine. Da artista, si può appoggiare sulla tecnica per intervenire quando è necessario, o semplicemente facilitare il contatto con il materiale. La ricerca estetica e la performance non sono in alcun caso le finalità dell’arte terapia. Si lavora sul nesso tra emozione estetica e inconscio. In ogni caso, quando c’è verità, c’è “bellezza”.
Le realizzazioni rimangono in sede terapeutica. Interrogarsi sul loro divenire fa parte del lavoro. Succede che delle sculture siano rimesse in acqua per essere sciolte e per consentire una nuova forma. Se la persona desidera portare a casa la sua scultura, ci si interroga su ciò che non può essere lasciato lì e ciò che rappresenta per lei. Si dimentica ricordando, si dimentica producendo. F. Bayro Corrochano, uno dei maestri di F. Marceau dice: “il soggetto può produrre delle conoscenze sul suo sintomo”. Ciò che conta in arte terapia, non è tanto l’oggetto creato, quanto gli effetti della relazione tra il terapeuta e il paziente. Il lavoro con l’argilla è indicato in caso di difficoltà a contattare le proprie emozioni o a mettersi in relazione con gli altri.
I mediatori argilla e pittura offrono delle risposte nelle psicopatologie più gravi, che spesso si riscontrano negli istituti. Queste due pratiche permettono di “fare” con le proprie resistenze. Favoriscono il rivelarsi di qualcosa di inconscio mediante una forma, sia a due dimensioni (pittura), sia a tre dimensioni (scultura). La pittura fa appello al visivo e anche un poco al tatto, al sonoro, al ritmo e agli odori. L’argilla stimola il toccare, lo sfiorare e il sensoriale; mette in relazione con la sensualità, con l’immagine inconscia del corpo – il corpo viene vissuto dall’interno. Quel che non può essere detto e che viene taciuto può accadere con l’argilla.
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