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ARTETERAPIA DELLA PAROLA IN GERMANIA PDF Stampa E-mail
sabato 05 dicembre 2009

Le 7 fasi nel processo della terapia della parola

D. von Bonin

Arte terapeuta della parola, collabora con la sezione di medicina complementare all'università di Berna

Riassunto

Nei processi di acquisizione dell'arte della parola terapeutica, le parole di R. Steiner, iscritte nelle colonne del Goetheanum di Dornach, possono costituire una linea direttiva. Si tratta di archetipi dello sviluppo dell'Io umano e vengono qui illustrati nel processo terapeutico. Sulle colonne vi è scritto: l’Essere – verso l’Essere - nell’Essere - l’Io- dall’Io - da Me - l’Io nell’Essere.

I processi terapeutici della parola si sviluppano attraverso queste fasi. Nel primo caso descrivono un lungo processo in cui si trova anche il terapeuta stesso; per settimane e mesi si osservano dati significativi nella conduzione della terapia da parte del terapeuta.

L'Essere

Il primo approccio con l'arte della parola avviene nella situazione ideale durante la seduta terapeutica. Se il paziente ha già sentito parlare o pratica l'arte della parola, si tratta tuttavia di proporre una nuova "prima" conoscenza, semplicemente mediante l'ascolto di ciò che viene pronunciato. Occorre spiegare poco, mentre proporre di fare terapia tre volte alla settimana e poi decidere se continuare o meno. Il terapeuta intanto acquisisce una percezione del suo paziente, cercando di capire cosa potrebbe interessarlo. La parola dovrebbe in questo caso essere sperimentabile come fenomeno, per esempio con semplici trasformazioni di parole (es. Canale, Fanale, Banale; Barare, Tarare, Parare, Varare).

Verso l'Essere

Ripetere gli esercizi e i testi. Il paziente deve imparare ad adattarsi ad una "corretta" forma verbale. In questa fase si lavora ancora poco sulle correzioni, poiché in ogni caso ci si confronta sempre con se stessi nel parlare. Il confronto consapevole arriva in una fase successiva. La chiarezza del terapeuta deve essere fondamentale ed è consigliata anche una certa direttività nel proporre gli esercizi per infondere sicurezza nel procedere.

Nell'Essere

Ora si imparano gli esercizi. Mediante la ripetizione ci si appropria del testo e lo si ripete così come si pensa di averlo udito. Al terapeuta appaiono ora più evidenti gli elementi diagnostici del linguaggio del paziente secondo il criterio: Postura - Respirazione-Voce-Articolazione. Per il momento bisogna lasciare da parte il proprio parere sull'operato. Il paziente di solito non avverte ancora questi segnali, poiché non è ancora in grado di ascoltarsi. Molto spesso è deluso dal fatto che esercitandosi a casa non raggiunge lo stesso risultato o la stessa sensazione che in seduta. In questa fase la fantasia del terapeuta è stimolata a sviluppare una modalità terapeutica. Ciò avviene nel percepire lo stacco tra ciò che ha ascoltato e ciò che riconosce come ideale intrinseco all’esercizio, che può servire da orientamento per aiutare quel paziente a raggiungere il suo obiettivo personale. Nuovi esercizi, nuovi metodi nascono come idee dal lavoro stesso e devono essere poi verificate: la persona è in grado di assimilarle?

Spesso in questa fase occorre ripartire dalla scelta iniziale degli esercizi, rivedendo anche la diagnosi linguistica e i metodi scelti per confermare il percorso intrapreso. Di frequente è necessario tollerare anche le delusioni del paziente (soprattutto dei bambini) poiché alcune incapacità appaiono come muri insormontabili. In quel caso è importante riformulare l'obiettivo insieme al paziente oppure riformulare parti degli obiettivi. Nei bambini in età scolare è fondamentale mostrare in modo chiaro il motivo per cui devono andare in terapia: "questo non lo pronunci correttamente, così sarebbe la forma corretta". Gli adulti spesso devono essere ricondotti alla seconda fase, ossia il terapeuta deve proporre una nuova sequenza, se la quarta fase non fosse ancora raggiungibile. Anche in questo caso il terapeuta è ancora in primo piano.

L'Io

Il paziente ha memorizzato i testi e quindi ha attraversato le fasi precedenti (non solo esternamente). La problematica personale viene spesso percepita ancora più chiaramente di prima e l'ideale si manifesta quando volontà e fiducia sono maturate abbastanza per poterci riflettere sopra. Molte persone hanno difficoltà a passare dalla terza alla quarta fase ("per favore, mi spieghi...) altri provano a superarla fin dalla prima seduta senza lasciarsi coinvolgere dall'ascolto.

Il quarto passaggio viene raggiunto nel processo terapeutico sempre in relazione a singoli esercizi o testi e rappresenta quindi un piccolo traguardo. D'altro canto avvengono a questo punto anche interruzioni nella terapia: quando le conseguenze diventano visibili e si viene afferrati dalla paura di un reale cambiamento. Alcuni balbuzienti vivono questa fase, nel corso della terapia, come una forte disorientamento in cui diventa reale la possibilità di smettere di balbettare. "C'è qualcuno in me che balbetta volentieri".. Se questo vissuto può essere elaborato con presenza di spirito nel dialogo, esso può diventare la base per contattare in modo sereno e conseguente questo "qualcuno". Anche in relazione alla scelta dei testi, molti pazienti sperimentano ora la loro autonomia: "Lei ha proposto questo testo, io invece quest'altro". Alcuni vivono prima la quarta fase, altri raggiungono la quinta senza aver percepito bene quella precedente. A volte viene percepita molto interiormente. Con tali pazienti è importante provocare il confronto con se stessi sulla base degli esercizi e dei testi.

Nei bambini, nell'età dell'autorità, l'esperienza di questa fase deve essere sostenuta dall'adulto. Essi vivono la spiegazione non con il come del testo, ma con il cosa. È importante rendersi conto se un testo inizialmente non apprezzato si avvicini man mano al bambino, oppure, se il terapeuta insistendo in una propria scelta porta il bambino ad allontanarsi interiormente. In ciò consiste una parte della terapia per i pazienti cronici o i depressi da lunghi anni. Esperienze tipiche della quarta fase sono del tipo: "Dopo la seduta so esattamente come sto veramente" oppure "questa poesia non mi dice niente". Per il terapeuta questa fase viene raggiunta alla fine di una formazione.

Dall'Io

Si padroneggia ciò che si è appreso così come lo si è appreso. Nei testi i progressi sono veramente udibili. Il paziente impara ad adoperare una sequenza secondo il momento con la sua fantasia. La persona sta sullo sfondo a ciò che pronuncia. Le correzioni influiscono direttamente sul linguaggio e possono anche essere spiegate verbalmente. Nell'ambito terapeutico si può parlare di un "successo" in relazione al miglioramento di determinati sintomi. Questa fase viene sempre raggiunta con un determinato testo oppure una serie di esercizi, molto prima di poter essere realizzata per l'intera arte della parola. Il suo conseguimento dipende totalmente dall'esercizio individuale.

Da Me

Il passaggio a questa fase è molto rilevante. Significa un approccio libero con testi ed esercizi, così che il loro carattere intrinseco possa essere esplorato. Vengono scoperte nuove pagine, sconosciute anche al terapeuta. La lingua viene vissuta sempre di più all'interno dei testi per ciò che essa rappresenta e un esercizio può essere elaborato a prescindere dal proprio giudizio. Nasce un rapporto di collaborazione con il terapeuta, a ci vengono formulati i propri bisogni liberamente.

In questa modalità artistica i testi studiati e configurati costituiranno poi un enorme patrimonio indimenticabile, che sarà a disposizione della persona nei momenti difficili della vita.

Una paziente raccontava come affrontando serie operazioni chirurgiche le ritornavano in mente i testi che aveva vissuto ed esplorato.

La parte della propria incapacità nel "prodotto finale" viene riconosciuta chiaramente, ma è meno importante che nella quinta fase, poiché qui si produce qualcosa interamente da se stessi. Molte persone vogliono saltare a questa fase, senza aver attraversato le altre cinque. In seguito si manifesta senza freni la propria unilateralità, invece dell'arte sorge l'arbitrio. In relazione alle proprie composizioni poetiche si tratta di uno stato di grazia se si raggiunge questa fase.

L'Io nell'essere

L'io vuole conseguire un nuovo inizio. Il parlante si spinge verso il luogo spirituale di provenienza dell'esercizio o del poema ed è in grado di attingere da solo alla stessa fonte. La sostanza di questo processo sta nella restituzione, ma questa può essere diversa per ogni restituente. La rappresentazione è interamente compenetrata dall'io ed ha valore per se stessa. Si pensa che questo potrebbe essere il momento di dare un parere sulla persona, ma risulta difficile distinguere l'altro dall’ essere una natura dotata di io che a mio avviso rimane sempre su questa fase e il suo esprimersi, creare ed apprendere. Quest’ultimo rimane sempre soggetto al settuplice processo del divenire. La fase della padronanza può spesso essere raggiunta anche in rapporto a singole prestazioni. Il maestro diventa ora l’apprendimento.


www.therapeutische-sprachgestaltung.de

 
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