A memoria d’uomo

Le immagini e la riscoperta dei film familiari: condivisione di un’esperienza

di Daniela Abbrescia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A MEMORIA D’UOMO è l’iniziativa che nel 2010 porta, per la prima volta porta nel sud Italia, precisamente a Bari, nello spazio tuttora chiuso della Mediateca Regionale, un evento di scala internazionale come l’Home Movie Day – Giornata del Film di Famiglia, grazie al sostegno di Home Movies – Archivio Nazionale del Cinema di Famiglia con sede a Bologna. Insieme a questo partner convergono in questa iniziativa diversi contributi sia di associazioni regionali sia di istituzioni già sorte nel resto del paese, quali la Banca della Memoria MEMORO di Torino, la Mediateca delle Marche, la Mediateca Provinciale di Matera e altre ancora. L’associazione proponente (la TRANSTV di Bari) ha infatti messo in atto una rete che nell’aprile 2010 si incontra a Lecce durante il 12° Festival del Cinema Europeo con i maggiori istituti di conservazione del cinema e dell’audiovisivo e i protagonisti della messa in rete e digitalizzazione di contenuti mass mediali. In questa cornice si colloca l’interesse per il cinema a passo ridotto. Durante il Festival è stato anche presentato in anteprima il primo film a noi conosciuto del cinema pugliese, Idillio Infranto, del 1931, nella sua nuova versione digitale curata dalla Cineteca Nazionale e della Teca del Mediterraneo con lo sponsor del Club delle Imprese per la Cultura della Confindustria di Bari. Quasi simbolicamente il curatore del restauro, Angelo Amoroso d’Aragona, consegna alla conservatrice dell’Archivio del Cinema di Famiglia di Bologna una piccola pellicola contenuta in un pacchetto di mentine che è stato ritrovato insieme al film restaurato. La pellicola è una Pathé Baby, un antesignano del più famoso Super8, distribuito negli anni ’20 e presto scomparso dal mercato. Una pellicola grande appena 9 mm e ½ e con una perforazione al centro e non ai lati, tra un fotogramma e un altro. Contiene immagini familiari dell’autore del film e testimonia la sua passione per la fotografia. Dentro vi sono immagini preziose sia per la ricerca sul film restaurato sia per il loro contenuto: testimonianze uniche della vita sociale in un piccolo paese della murgia pugliese. Sono questi i primi passi di un interesse verso il cinema familiare a passo ridotto. Quello che l’industria proponeva per dilettarsi a fare il cinema in casa e che negli anni ottanta del secolo scorso sarà sostituito dalle videocassette. Non è un caso che una di queste cassette si chiamasse video8.

L’Home Movie Day nasce nel 2002 negli USA per far tornare in vita quelle pellicole rimaste nei cassetti. Rispetto al video queste pellicole conservano una capacità quasi tattile di riattivare il ricordo o la percezione della realtà. E’ una qualità tutta fotografica che nemmeno le pellicole del cinema industriale dello stesso periodo conservano. Una qualità che se opportunamente lavorata in digitale può consentire la creazione di archivi visivi di grande suggestione. Accade così che l’Home Movie Day in pochi anni si diffonde in tutto il mondo, dal Giappone all’Europa in particolar modo, e fissa il terzo sabato di ottobre come data per tutti. Durante questa giornata dedicata alla condivisione di pellicole 8mm e Super8, raccolte e revisionate di giorno e proiettate di sera, prese il via la prima raccolta, mai effettuata in Puglia, di cinema amatoriale e familiare. Nei due mesi successivi all’HOME MOVIE DAY del 2010 emerse un grosso patrimonio di pellicole a passo ridotto conservate nelle famiglie residenti a Bari e provincia. Dopo aver lavorato e censito centinaia di pellicole e averne digitalizzato una minima parte presso l’Archivio Nazionale di Bologna si decise di promuovere la nascita di un archivio capace di contenere queste opere filmiche e preservarle dall’opera di degrado del tempo. Una public library che diventasse patrimonio condiviso e aperto ad ogni uso sia produttivo sia di ricerca e studio. Quello che più ci convinse a proseguire su questa strada, in verità, fu la grande richiesta che ci veniva fatta dalle famiglie stesse che volevano recuperare le proprie memorie familiari conservate su queste fragili pellicole per salvarle dall’oblio e finalmente vedevano in noi e nel nostro progetto qualcuno che se ne prendesse la cura dovuta. Da qui l’idea di costituire innanzitutto un Fondo documentale collettivo, denominato per l’appunto OGGETTI SMARRITI curato dall’associazione denominata FRAMMENTI nata grazie al lavoro di Floriana Farella Narda Liotine e Annalisa Colucci con l’intento di specializzarsi in questa impresa e denominata FRAMMENTI, vincitrice per altro del Bando PRINCIPI ATTIVI della Regione Puglia dello stesso anno. Per i promotori di A MEMORIA D’UOMO e dell’associazione di rete RECIDIVI si tratta del primo mattone di un futuro, ma speriamo quanto mai vicino, archivio di Repertori Cinematografici Digitali e Video di Puglia (da cui l’acronimo stesso di RECIDIVI). In questo periodo di tempo noi continuiamo a rintracciare nuovi fondi privati, a prenderci cura dei fondi già acquisiti dal 2010 e a catalogarli per renderli consultabili nell’archivio virtuale che stiamo costruendo sul sito www.archiviooggettismarriti.it e che sarà on-line entro la metà di maggio.
Con A MEMORIA D’UOMO prima e con OGGETTI SMARRITI poi abbiamo deciso di porre attenzione al cinema amatoriale e familiare a passo ridotto. Con la dicitura passo ridotto s’intende indicare le pellicole di dimensioni ridotte rispetto alla pellicola cinematografica standard 35mm, ovvero dai più comuni 8mm e Super8 fino al 16mm e alla più rara 9.5mm. Basti pensare che una pellicola 35mm è pari a 4 volte la pellicola da 16mm e circa 20 volte la dimensione di una pellicola Super8. Queste pellicole a passo ridotto sono nate per il cinema amatoriale e familiare. Le loro dimensioni ridotte e il costo accessibile hanno fatto sì che tra gli anni ’60 e ’70 circa il 10% delle famiglie italiane possedesse una cinepresa Super8. Tanto che “Filmare è facile con COMET8” dice la pubblicità della cinepresa della Bencini e continua: “la cinepresa economica che vale due volte il suo prezzo”.

Annalisa Colucci , Floriana Farella, Narda Liotine
La foto in allegato è di Michela Frontino. E’ stata scattata ad una manifestazione a cui abbiamo partecipato a Trani contro la chiusura della storica sala cinematografica SUPERCINEMA.

L’emozione di recuperare i frammenti di un ricordo
Ho scoperto casualmente l’esistenza del progetto “a memoria d’uomo”, e vi ho partecipato con entusiasmo, spedendo i vecchi filmini amatoriali girati in famiglia tra gli anni ’70 e ’80. Inizialmente, non avevo aspettative circa il contenuto, perché sapevo che le pellicole erano abbastanza danneggiate, sfocate e con audio scarso o assente. Ciò che osservavo nella mia famiglia, però, era un’atmosfera di trepidante attesa che portava tutti a chiedermi continuamente la data di consegna delle copie digitalizzate.
Il momento in cui ho compreso l’importanza di questo lavoro, è stato durante una proiezione alla quale ero stata invitata insieme alla mia famiglia, poiché era previsto un nostro frammento nella selezione chiamata “memorie in viaggio”. Dopo una breve introduzione, è partito il primo filmato. Dal buio, appare un’immagine un po’ sfocata, senza audio, c’è una bambina che corre divertita in piazza San Pietro, avrà avuto circa due anni…quella bambina ero io! Ho sentito il cuore battere forte…Ricordavo di aver visto tantissime volte una mia foto scattata lì, era incorniciata e messa tra le foto in casa, ma non avrei mai creduto di potermi ri-vedere a tre dimensioni, in movimento, a distanza di 30 anni. Attraverso quel video ho contattato una serie di emozioni, ma soprattutto ho sentito una grande tenerezza per quella bambina, che è parte di me. Ampliando queste riflessioni in un’ottica tecnica e professionale, ho riflettuto circa l’uso del video in modo “terapeutico”. Certamente vi è una differenza con la video terapia, che prevede un setting definito, all’interno del quale il cliente e il terapeuta interagiscono attraverso la mediazione delle immagini nel video. In questo caso, il paziente è guidato nel suo viaggio di scoperta e riscoperta della propria immagine e di quella delle persone intorno a lui.
Diversamente, in questa visione di filmini familiari, pur non essendoci stato l’intervento di un terapeuta, il video ha assunto a mio avviso una connotazione “terapeutica”, grazie al suo potere evocativo e narrativo, e alla possibilità offerta alla mia memoria, di integrare l’immagine statica con quella in movimento.
Personalmente, ho apprezzato soprattutto un particolare: la possibilità di poter vedere quella bambina correre e divertirsi, un ricordo per me quasi impercettibile e soffocato dai ricordi della vita adulta.
Quelle immagini mi hanno permesso di aggiungere un pezzo alla mia esistenza, una parte della quale non avevo consapevolezza diretta, e che era legata alla visione di una fotografia o al racconto dei miei genitori. Ho rivisto quel video più volte, tra lacrime e sorrisi, perché ha aggiunto un piccolo segmento alla mia vita, e per questo sono stata grata a chi me l’ha donato.

Redazione NuoveArtiTerapie
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