Adolescenti anoressiche

Adolescenti Anoressiche Ospedalizzate

Adolescenti Anoressiche Ospedalizzate e il contributo dell’Arteterapia Individuale per facilitare un’Alleanza Terapeutica.

L’uso della visualizzazione simbolica e della contemplazione inter-soggettiva durante il primo incontro.

 

di Annamaria Del Curatolo, Sandra Maestro e Paola Luzzatto

Introduzione

Il tema della “barriera comunicativa” e del rifiuto a collaborare con il Team medico, è ben noto, fin dai primi studi sull’anoressia nervosa, come ha evidenziato Hilde Bruch nel suo libro “La Prigione Dorata” del 1978. Le due forme di terapia considerate più efficaci ed applicate nei maggiori centri ospedalieri sono attualmente la Psicoterapia Comportamentale-Cognitiva (CBT) e la Terapia Familiare (FT).  Nonostante questo, è stato notato che la proporzione delle pazienti che rifiutano la terapia o che la interrompono è ancora troppo alta, e sono state incoraggiate terapie innovative (Watson e Bulik 2013). Anche Faiburn, il fautore della CBT, ha sentito la necessità di elaborare un nuovo approccio, chiamato “CBT-Enhanced” (Fairburn et al. 2013) in cui una maggiore attenzione viene diretta alle “barriere al cambiamento” prima di impegnarsi a livello cognitivo-comportamentale nel cambiamento stesso.

L’arteterapia è una disciplina che include tra i suoi principali strumenti terapeutici la visualizzazione del mondo interno e le riflessioni che ne possono seguire. Si può ipotizzare che la visualizzazione della barriera che ostacola il cambiamento possa essere particolarmente utile sia a rispondere al bisogno della paziente di sentirsi capita che a stimolare le sue capacità riflessive.

L’arteterapia ha cominciato ad essere usata nelle terapie dei Disturbi Alimentari e in particolare con adolescenti anoressiche, in UK negli anni ‘90 (Levens 1990; Rust 1992; Dokter ed. 1994; Luzzatto 1994; Shaverien 1994; Wood 1996), e più recentemente in altri paesi, come USA, Israele, Canada (Makin 2000; Rabin 2003; Rehavia-Hanauer 2003; Hinz 2006; Brooke 2008). Alcuni elementi del processo arte-terapeutico sono stati messi in rilievo, come la capacità delle immagini di contenere ed elaborare la forte ambivalenza che caratterizza queste pazienti (Levens 1990); l’importanza del rapporto con il materiale artistico, che diventa un “oggetto transizionale” (Shaverien 1994); l’immagine della “doppia trappola” della paziente anoressica, che non esce dalla sua prigione perché all’esterno vi è un ulteriore pericolo da evitare (Luzzatto 1994). Sul piano della evidenza però non vi sono ancora studi che dimostrino l’efficacia dell’arteterapia nel campo della anoressia nervosa: i numeri sono piccoli e gli interventi sono svariati, spesso non descritti in dettaglio e difficilmente ripetibili.

Metodologia

Questo articolo presenta una descrizione della interazione paziente-terapeuta nella “prima seduta” di arteterapia individuale. Le sedute sono state condotte con cinque adolescenti anoressiche ricoverate in una Clinica per Disturbi Alimentari (Stella Maris, Pisa). La direttrice del programma per adolescenti (S.M., psichiatra e psicoanalista) ha inserito A.D. (a quel tempo tirocinante di formazione in arteterapia) nell’Equipe inter-disciplinare, con l’obiettivo di facilitare l’adesione delle pazienti al programma della Clinica. P.L., docente del corso di formazione in arteterapia, ha offerto regolare supervisione. La stanza era fornita di un tavolo, due seggiole e un armadio per i materiali. I materiali a disposizione sul tavolo erano carta bianca e carta colorata, con matite, pastelli e tempere. L’intervento è stato focalizzata sull’uso dei due strumenti dell’arteterapia spesso citati come gli elementi essenziali: la visualizzazione simbolica dello stato d’animo e la contemplazione inter-soggettiva dell’immagine” (Markmann 2011).

La visualizzazione dello stato d’animo è stata facilitata in vari modi: talvolta la paziente ha parlato spontaneamente di sé, e le sue parole hanno portato all’immagine; altre volte la visualizzazione è stata stimolata da una domanda del tipo “come ti senti ora”; altre volte è stato incoraggiato l’uso libero dei materiali, come lo scarabocchio, che porta ad una immagine (Winnicott 1971). La contemplazione inter-soggettiva dell’immagine è stata caratterizzata dai seguenti elementi: 1) il distanziamento spaziale dell’immagine, che veniva attaccata sulla parete a uguale distanza dalla paziente e dall’arte terapeuta; 2) un uso prolungato del silenzio, nel tempo dedicato al guardare insieme l’immagine; 3) una intensificazione della inter-soggettività, attraverso il dialogo sull’immagine.

Illustrazione di tre casi

Tutte le pazienti hanno fatto durante la prima seduta un’immagine che hanno poi riconosciuto come una metafora visiva del loro stato mentale di forte disagio, ma anche – soprattutto – hanno espresso la convinzione che “nulla poteva cambiare”, non solo nella vita, ma neanche nell’immagine. La prima seduta ha instaurato una alleanza terapeutica, basata su tre fattori: 1) le pazienti hanno accettato di continuare gli incontri di arteterapia durante il periodo di ospedalizzazione (tra 4 e 8 sedute); 2) nelle sedute successive hanno fatto una o più immagini simili a quella della prima seduta, ma questa volta aperte al cambiamento; 3) dalla seconda seduta in poi hanno collegato il livello metaforico con il livello di vita reale, condividendo varie situazioni di vita e stati d’animo.

Adolescenti Anoressiche Ospedalizzate ultima modifica: 2017-06-15T13:18:44+00:00 da Redazione NuoveArtiTerapie
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