Donna che dipinge

Combatti lo stress a colpi di pennello

Le mani sporche di pittura, i pennarelli sparsi dappertutto, l’odore delle scatole di matite nuove, i disegni appesi alle pareti… Il mondo dei colori quasi inevitabilmente ci riporta a quando eravamo bambini, a quei tempi semplici dell’infanzia fatti di gioco, tranquillità, a volte anche noia, in cui non si doveva far altro che lasciare libera la fantasia.
Nessuno scopo, ma solo disegnare per disegnare, giocare per giocare.
Poi, pian piano, succede quasi a tutti: i pastelli si mettono da parte e arrivano le biro, di colpo le matite vengono sostituite dai quadratini della tastiera, gli album diventano fogli di Excel. Ma alcuni, fortunatamente, non smettono di disegnare, come dimostra il recente successo commerciale dei blocchi con i mandala da colorare. Un’attività tutt’altro che esclusiva dei piccoli, quindi. Eppure la maggior parte degli adulti deve risalire ai tempi delle scuole elementari per ricordare l’ultimo acquarello eseguito. «Il disegno è la prima forma di scrittura, per il bambino è un gesto istintivo, prende la matita in mano e traccia quello che immagina », spiega Anna Maria Acocella, psicoterapeuta, arteterapeuta e direttrice didattica dell’Istituto di psicoterapia della Gestalt espressiva di Roma e Perugia. «Smette di farlo quando comincia a preoccuparsi del risultato finale, cioè quando si rende conto di non riuscire a riprodurre “bene” quello che vede, magari subisce una critica, anche detta in buona fede, e rinuncia».
Un peccato, però, perché se già l’idea di rivivere almeno un po’ quella dimensione rassicurante dell’infanzia dovrebbe bastare a far tornare la voglia, i benefici di rispolverare album e colori non finiscono qui: disegnare per il solo piacere di farlo, senza cercare l’approvazione di se stessi e degli altri, significa darsi la possibilità di esprimersi liberamente, trovare momenti dove allentare lo stress, sentirsi più felici e, in alcuni casi, avere tra le mani uno strumento di auto-cura.

PIÙ CREATIVITÀ, MENO PENSIERI

 

Ritagliarsi uno spazio di creatività è il primo regalo. «Creare qualcosa è un bisogno primario dell’uomo, tutti vogliamo lasciare una traccia nel mondo», commenta la psicoterapeuta. «Concedersi gesti semplici che diano la percezione di tale atto dà gratificazione e aiuta a sviluppa- re il pensiero divergente». Mettersi in gioco, quando ci si applica in attività creative e ludiche, rende più disponibili all’idea di cambiare punto di vista e facilita il trovare nuove soluzioni ai problemi di ogni giorno. Si innesca così un circolo virtuoso: quando la mente crea, si sgombera. Rimanere concentrati sul foglio di carta o sulla tela fa attenuare, quando non scomparire del tutto, il mondo esterno. Si allontanano le preoccupazioni, il vortice dei pensieri negativi si arena in una specie di quieto stand-by, e basta questo a volte per ritrovare la serenità che permette un pensiero lucido. E la mente sgombera trova soluzioni che è difficile trovare quando è in preda all’ansia.

LA CHIAVE PER SUPERARE RABBIA E PAURA

 

Ma esprimersi con la pittura e il disegno significa anche e soprattutto riconnettersi con il proprio mondo interiore. «Il disegno è un insieme di gesti grafici, che altro non sono che la trasformazione in immagine di nostre emozioni, fantasie, paure e desideri», chiarisce Acocella.
«Attraverso la matita e il pennello raccontiamo con un linguaggio universale di enorme immediatezza noi stessi, il nostro modo di vederci e vedere gli altri, la relazione che abbiamo con il mondo». A volte, per diverse ragioni, può capitare di non riuscirci con le parole. «Il disegno, all’interno di un percorso arteterapeutico, è il canale di quella comunicazione che altrimenti resterebbe inespressa», continua la specialista. «Dando forma e linea alle nostre sensazioni le facciamo diventare tangibili e ne diventiamo consapevoli, e questa presa di coscienza può essere il primo passo verso l’elaborazione di sentimenti negativi. Mettiamo ad esempio il caso di tracciare su carta o su tela qualcosa che rappresenti la rabbia o la paura: una volta che abbiamo dato forma a questi sentimenti e ne siamo divenuti consapevoli possiamo anche modificarli concretamente. Possiamo aggiungere una linea, togliere un contorno, smussare un angolo, e di conseguenza modulare l’emozione, trasformarla. È così che disegnare può gradualmente cambiare lo sguardo sul mondo e su se stessi».

MIGLIORANO L’UMORE E LA MEMORIA

 

La scienza conferma anche altri tipi di benefici, in particolare la riduzione dello stress: prendere in mano matite e pennelli rende più felici e disponibili verso sé e gli altri perché l’attività artistica influisce sui circuiti neuronali del piacere e, con un meccanismo a catena, favorisce il rilascio di sostanze legate al buonumore come serotonina, endorfine e ossitocina, ridicendo allo stesso tempo il cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress. E non è necessario avere il talento di un Tiziano o di un Raffaello: uno studio condotto alla Drexel University di Philadelphia ha dimostrato che perfino gli scarabocchi che facciamo mentre siamo al telefono o in riunione possono bastare per ottenere gli stessi risultati.
A beneficiarne, poi, non è solo l’umore: quando disegniamo si normalizza il battito cardiaco, migliora la pressione sanguigna, si rafforza il sistema immunitario e si dà anche una mano a mantenere fresca la memoria. L’università canadese di Waterloo ha condotto un’indagine a questo proposito coinvolgendo 48 volontari di tutte le età: i ricercatori hanno chiesto loro di scrivere alcune parole e altre di realizzarle per immagini, poi è stato chiesto di ricordare quante più parole possibili e, sia i giovani che gli anziani, hanno recuperato più termini fra quelli disegnati che non tra quelli annotati.

 

LE ALTRE ARTERAPEUTICHE

Danzaterapia

Prima si chiamava arteterapia e lo strumento era la pittura. Adesso il termine più corretto è artiterapie, visto che nei percorsi terapeutici mano mano si sono aggiunti anche tanti altri linguaggi artistici come scultura, fotografia, video, ma anche scrittura, musica, danza, teatro. L’obiettivo è lo stesso:
«L’arteterapeuta, insieme al mediatore artistico, facendo leva sulla comunicazione non verbale, e quindi attraverso l’immagine e i metodi propri dell’arte, promuove nella persona il benessere attraverso la gratificazione prodotta dal creare qualcosa; e non è importante se bello o brutto, è importante che sono io a crearlo e che ha senso e significato per me: è qualcosa di mio, che posso vedere», spiega la specialista Anna Maria Acocella. «Si tratta in pratica di attivare le risorse interne per avviare quel processo creativo che serve a ritrovarsi». Le artiterapie trovano applicazione in diversi ambiti e luoghi, dagli ospedali alle carceri, dalle scuole ai centri di salute e riabilitazione e sono rivolte a chiunque: bambini con deficit comportamentali o cognitivi, adulti con problemi di salute fisica o mentale, anziani fragili.

Fonte: Ok Salute – testo originale di Federica Sciacca

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Redazione NuoveArtiTerapie
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