empowerment

Crescere attraverso il “fare”

Tecniche espressive per l’Empowerment

Il racconto di un’esperienza con un gruppo di adolescenti

 

di Nino Geniola

 

L’articolo mette in evidenza l’incontro tra le Arti terapie e la Psicologia Sociale e di Comunità, con interventi rivolti nello specifico a minori e adolescenti.
L’arteterapia e le tecniche espressive favoriscono i ragazzi nell’esprimere gli stati d’animo e le emozioni vissute e, attraverso l’uso di tecniche e strumenti specifici, aiutano a mettersi nella condizione di utilizzare le fantasie e i sogni per orientare la propria vita in un’ottica creativa, considerando che l’adolescenza è un periodo importante e delicato per lo sviluppo della personalità dell’essere umano.
Il laboratorio del progetto D.R.E.A.M. (Dare realizzazione ed Empowerment ai minori) ha rappresentato, soprattutto, uno spazio di ascolto e di sostegno per alcuni adolescenti, uno spazio fisico di espressione, in un clima facilitante e creativo. I partecipanti hanno lavorato con l’obiettivo di usare le proprie risorse e sviluppare le proprie potenzialità attraverso esperienze di danza, teatro, musica, pittura, disegno, gestualità sia individualmente che in gruppo e favorire l’integrazione e la socializzazione dei partecipanti al gruppo.
Ciò che è stato proposto all’interno del progetto e stato un luogo non di semplice sfogo ludico, di divertimento, di scarico di aggressività ma, al contrario, uno spazio di lavoro e riflessione sugli strumenti dell’arte come mezzo per esprimere e comunicare i propri pensieri e le proprie emozioni. Il progetto ha coinvolto circa una quindicina di ragazzi e ragazze tra i 10 e i 17 anni del comune di Maglie (Lecce), per circa un anno di lavoro.

SULL’ EMPOWERMENT

La parola inglese “empowerment” puo essere tradotta in italiano con “conferire poteri” e rappresenta un “saper fare” e “un saper essere” caratterizzati da una condizione di fiducia in se e da una capacità di sperimentarsi e di confrontarsi con la realtà circostante. Deriva dal verbo “to empower” che include una duplice sfumatura di significato intendendo sia il processo per raggiungere un certo risultato sia il risultato stesso, cioè lo stato “empowered” del soggetto. Empowerment si connota come “processo” e “prodotto”, il risultato cioè di un’evoluzione di esperienze di apprendimento che portano un soggetto a superare una condizione di impotenza.

 

SULL’ ADOLESCENZA

L’adolescenza è, unanimemente, ritenuta un periodo complesso e difficile, un’età che impegna i ragazzi sui livelli fisico, mentale-psichico, sociale. Il ragazzo si chiede: “Chi sono io?”, “Cosa desidero?”, “Cosa voglio ottenere dalla vita?”, “Che cosa farò nella vita?”. Gli interrogativi in questa fase di crescita sono di diverso tipo: la sessualità, la socializzazione, i mutamenti corporei, la fase delicata della scelta della scuola superiore, scelta dove spesso il ragazzo è lasciato solo o condizionato dalla famiglia. Le proposte di orientamento- formazione- informazione spesso non sono sufficienti e non vanno oltre quella che è l’occasione per l’orientamento scolastico. Le attività proposte, spesso, non aiutano il ragazzo a scegliere consapevolmente secondo le proprie attitudini, possibilità, desideri.

 

LA PROMOZIONE DELLE POTENZIALITÀ ATTRAVERSO TECNICHE ESPRESSIVE

Viviamo in un’epoca complessa dove il senso di solitudine e di isolamento sono sovrani. Molte persone nella società attuale vivono una penosa sensazione di mancanza di potere e di controllo sulla propria vita.
La psicologia umanistica valorizza tutte quelle azioni, come attività creative ed espressive, che possono aiutare le persone a raggiungere un buon livello di autostima e di affermazione personale, attraverso attività ludico espressive per stimolare la consapevolezza delle proprie capacità al fine di agire e trovare soluzioni. Per favorire e far accrescere queste potenzialità è importante e utile porre l’accento sulle
risorse e sulle abilità di ognuno, piuttosto che sugli aspetti problematici o negativi. Lo scopo dell’Arteterapia è di facilitare l’azione del processo creativo. Le tecniche espressive applicate in laboratori rivolti all’adolescenza, stimolano e facilitano l’autoespressione, la crescita personale e il cambiamento. Attraverso l’uso dell’arte il ragazzo trova un luogo e uno spazio per trasformare e mettere in evidenza tutto quello che non riesce a dire con le semplici parole. Durante l’anno di lavoro le attività proposte hanno portato alla creazione di attività con disegni, collage e l’uso di colori a dita, esercizi di scrittura libera e creativa, piccoli laboratori teatrali e di improvvisazione; il teatro espressivo e gli esercizi di role playing, le storie scritte dagli stessi ragazzi e la costruzione e l’uso delle maschere per le scene. Attraverso l’assunzione di diverse identità e la fiducia nelle proprie potenzialità artistiche, i ragazzi hanno sperimentato la possibilità di estrinsecare il loro mondo interno, intimo e personale. Hanno preso coscienza del proprio corpo nello spazio, sperimentato il contatto con il corpo altrui (così da promuovere una nuova consapevolezza delle ulteriori possibilità espressive e comunicative del corpo); si è dato aiuto così ai ragazzi ad autodefinirsi e a sviluppare una percezione armonica di sé.
Il laboratorio di Arte terapia diventa “uno spazio di riflessione” per l’adolescente che, incontro dopo incontro, diventa consapevole delle proprie difficoltà, ma altresì anche delle proprie risorse, così da raggiungere e provare ad attualizzare la propria vita in un’ ottica “creativa” e altresì rappresenta anche “uno spazio per il fare” per la promozione delle potenzialità creative, di immagini, pensieri che altrimenti rimarrebbero nascosti, bloccati, accantonati. Solo così quello che semplicemente può apparire come un laboratorio artistico diventa un “viaggio di scoperta”, un luogo per la cura di se stessi e delle proprie risorse personali.

 

L’ESPERIENZA:

Scrive Paolo Quattrini:
“I bambini che sognano quel che faranno da grandi sono portati dal sogno: ci sono piccoli sogni e grandi sogni, e un grande sogno è come un treno, un veicolo potentissimo. Le persone che hanno pochi sogni arrancano: quelli che a scuola non ce la fanno, spesso sono ragazzi senza sogni, privi di veicoli portanti. Il mondo delle emozioni e quello della fantasia sono intessuti l’uno nell’altro e tale tessuto è una base essenziale per poter imparare qualcosa: soltanto immaginando mdi utilizzarlo viene voglia di riuscirci. E’ alquanto importante cercare di avvicinare questi ragazzi senza sogni, con le emozioni e la fantasia: sono le emozioni a portare avanti nella vita, ed è il contenitore della fantasia ad attribuire forma ai loro desideri”

Il Progetto D.R.E.A.M. (Dare realizzazione ed Empowerment ai minori) ha rappresentato un laboratorio di orientamento-informazione-formazione esperienziale, un percorso per l’autostima e il benessere attraverso lo sviluppo della propria creatività. L’esperienza è stata realizzata nella città di Maglie, con un gruppo di ragazzi e ragazze, con disagio familiare/scolastico e alcuni con disabilità fisica, che frequentano l’Associazione ICARO AMICI DI AVSI (Casa del Sorriso). Si sono tenuti una serie di incontri di 4 ore ciascuno per circa un anno.
Ognuna delle attività proposte durante il percorso oltre a perseguire l’obiettivo di potenziare e rendere i partecipanti soggetti attivi attraverso un lavoro personale e/o di gruppo, ha rappresentato anche un percorso volto ad acquisire nuovi modi di relazionarsi alla realtà. Grazie alle tecniche e ai lavori di simulazione si è potuta osservare la fenomenologia delle emozioni e, attraverso la condivisione in gruppo, i lavori espressivi e di arteterapia, i partecipanti hanno potuto elaborare maggiori strategie funzionali per fronteggiare un diffuso senso di alienazione e impotenza. Il percorso ha stabilito, sin dai primi incontri, un approccio positivo-affermativo alla vita, utilizzando l’auto-responsabilità come chiave del benessere. I minori hanno avuto la possibilità di parlare delle proprie emozioni, dei propri blocchi interni e delle proprie incertezze. Da queste iniziali difficoltà personali i partecipanti, successivamente incoraggiati attraverso tecniche espressive (disegno, musica, danza), hanno potuto scoprire le proprie attitudini e abilità personali.
Le esperienze guidate hanno aumentato le possibilità di scelta dei ragazzi allargando i loro orizzonti esistenziali, attraverso le identificazioni e le rappresentazioni, attraverso la conoscenza e la consapevolezza (una perfetta integrazione tra il sentire ed essere presenti con le proprie emozioni e con i propri progetti futuri). I ragazzi, messi nella condizione di poter scegliere attraverso un percorso di consapevolezza,
hanno aumentato la loro capacità ad essere presenti a se stessi con le proprie emozioni. I mezzi e gli strumenti utilizzati nel corso del progetto possono essere elencati in:

  • Counselling Psicologico Individuale.
  • Counselling in Gruppo.
  • Arteterapia e tecniche espressive individuale e in gruppo.
  • Espressione e riconoscimento delle emozioni attraverso il gioco e attività espressive.
  • Esercizi-esperienze guidate sul potere personale e sull’autostima, la comunicazione e l’autoconsapevolezza.
  • Esercizi-esperienze guidate di creatività e crescita personale.

 

Inoltre il lavoro in gruppo ha permesso di passare da un lavoro sul singolo individuo ad un lavoro più complesso rivolto al gruppo, attraverso una circolarità di intervento che ha portato un aumento generale delle competenze in un’ottica di risorsa comunitaria.
L’intero percorso ha quindi permesso di accompagnare i minori a praticare e rendere operative le proprie risorse per un benessere globale e una migliore qualità della vita.

 

UN’ESPERIENZA SIGNIFICATIVA: CRESCERE ATTRAVERSO IL “FARE”

Si può citare un esempio specifico, facendo riferimento all’esperienza di V., un ragazzino di 15 anni (appartenente al gruppo di lavoro del progetto D.R.E.A.M.) che (durante un’esercitazione) si è mostrato partecipe, curioso ma anche molto insicuro e chiuso in se stesso. V. ,durante quasi tutto il percorso, ha partecipato alle attività con entusiasmo e curiosità, anche se la sua difficoltà maggiore sembrava quella di esprimere con facilità i propri pensieri, apparentemente spaventato da possibili giudizi e commenti dei suoi coetanei.

 

Tra i partecipanti al percorso molti sono apparsi spesso intimoriti e preoccupati del giudizio degli altri, soprattutto rispetto ai lavori creativi come ad esempio il disegno. Tra questi, in particolar modo, V. si è mostrato bloccato creativamente da una evidente difficoltà a cooperare con gli altri, probabilmente per paura di non essere all’altezza della situazione. Le argomentazioni e le giustificazioni esternate da V. sono sembrate introietti relativi ad una scarsa considerazione di se stesso come:

“Non sono in grado di disegnare, non ci riesco, non ne sono capace, i miei lavori sono sempre brutti”

oppure

“Questo non è un disegno, è uno scarabocchio orribile, tutti rideranno di me”.

Durante l’esperienza V. e gli altri ragazzi sono stati invitati a creare un proprio disegno personale su un angolo di un grande cartellone, posizionato nel centro della stanza. La consegna del lavoro era scegliere una parte del cartellone su cui disegnare singolarmente (scegliendo liberamente i colori da usare e lo spazio su cui disegnare). Successivamente l’invito era di spostarsi verso il centro del cartellone per riuscire a fondere il proprio disegno con quello degli altri. La fusione doveva avvenire senza nessuno scambio verbale, ma solo attraverso un progressivo contatto di colori, linee e sguardi tra due o più “artisti”.
L’esperienza ha inizialmente creato qualche disagio e sono emerse delle difficoltà, tra cui l’imbarazzo ed il senso di inefficacia. Lentamente V., opportunamente incoraggiato e coinvolto nell’esperienza, ha iniziato ad acquisire forza e coraggio per procedere verso la realizzazione di un’opera co-condivisa.

Osservando dal di fuori, ho avuto modo di accompagnare V. ad esplorare alcuni passaggi importanti del suo lavoro, attraverso domande quali:

“Com’è stato per te avvicinarti al disegno dell’altro ed uscire dal tuo spazio?”.

L’esercizio ha permesso a V. di modificare l’insicurezza iniziale, utilizzando, ad esempio, un colore diverso da quello selezionato nella fase iniziale del lavoro. Questo ha permesso a V. di fare una diversa esperienza, come ad esempio decidere il colore per lui più interessante ed infine, rispettare il confine e lo spazio dell’altro, senza invasione, ma senza nemmeno escludere la possibilità dell’incontro e di scambio.

“Non avevo pensato all’idea di cambiare colore…scegliere il blu mi ha permesso di decorare il mio disegno e di attaccarmi al disegno di G.” ha dichiarato V. subito dopo la fine dell’esperienza.

V. si è mostrato inoltre stupito scoprendo la propria abilità nel rappresentare le proprie sensazioni ed emozioni e come il proprio disegno fosse assolutamente “unico”.
Scoprire che ciascuno nella vita ha qualcosa da esprimere e che ogni persona può farlo in modo totalmente diverso, è stato un passaggio importante per riconoscersi nelle sue qualità e vincere la sua timidezza.
Avere la possibilità di ampliare la gamma di comportamenti da utilizzare permette uno spazio di azione molto più ampio e anche la sicurezza che se una scelta non è efficace, è possibile trovarne altre.
L’esperienza del disegno co-condiviso rappresenta una buona metafora della relazione con l’altro e con se stessi, considerando che il mondo rappresentato dal proprio disegno deve necessariamente intrecciarsi con quello dell’altro senza perdere completamente la propria essenza e senza stravolgere il senso del lavoro dell’altro. Sempre in silenzio, dopo l’esperienza del disegno co-condiviso, ogni singolo partecipante ha trascritto le proprie sensazioni, emozioni, difficoltà e punti di forza su un altro foglio.

Alla fine del lavoro V. descrive il suo lavoro con le seguenti parole:

“Non credevo di riuscire a disegnare con i colori a dita, pensavo di rovinare il cartellone, di non essere capace di usare quei colori particolari. Invece, con mio stupore nonostante tutti abbiamo scelto colori diversi, il lavoro era veramente bello da vedere”.

 

L. descrive l’esperienza:

“La mia paura era di vedere il mio disegno rovinato dall’intervento degli altri… è stato difficile fidarsi, ma poi mi sono accorta che il risultato era qualcosa che avevamo creato tutti insieme e non frutto solo del mio lavoro”.

Qualche altro partecipante all’esperienza ha espresso il suo personale giudizio sulla difficoltà di comunicare senza parole, ma solo con colori e disegni.

A. ha, invece, sottolineato la propria soddisfazione alla fine dei lavori:

“Osservando il cartellone mi sono reso conto di come il mio disegno era bello e in armonia con le altre opere”.

 

RIFLESSIONI

Uno spazio creativo rivolto agli adolescenti permette di alimentare e promuovere affetti ed emozioni e evidenzia l’importanza della condivisione. Saper provare e riconoscere emozioni condivise è di fondamentale importanza per lo sviluppo delle capacità e della libertà individuali. L’entusiasmo e la continuità con cui i ragazzi e le ragazze hanno partecipato al progetto hanno confermato l’importanza dello spazio proposto, consolidando l’idea che i laboratori di arteterapia rappresentano un’ ulteriore possibilità di intervento per promuovere una buona qualità della vita e aiutare i ragazzi a diventare padroni della propria esistenza, costruendo e creando, di volta in volta, attraverso le creazioni artistiche e la coesione in gruppo, la propria personale visione del mondo.
I ragazzi hanno avuto la possibilità di creare, di emozionarsi, di ridere e di percepirsi artefici e protagonisti di tutta l’esperienza del laboratorio, sperimentando nuove modalità di stare in relazione, permettendosi di creare un’apertura tra il loro mondo e quello degli altri.

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Redazione NuoveArtiTerapie
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