musicoterapia

Dal corpo alla voce: un’esperienza di musicoterapia di gruppo

formazione-musicaGiuseppe D’Erba

Raul Quinzi

Percezione, conoscenza del proprio corpo e movimento sono per tutta la vita in stretta relazione con le nostre attività mentali, emotive, relazionali: già nel corso della prima infanzia motricità e psichismo sono strettamente collegati, nonché due aspetti indissociabili di una stessa organizzazione.

Nella personalità sana il livello mentale e quello fisico cooperano per promuovere il benessere mentre nella personalità disturbata ci sono zone di sensazioni e di comportamento in cui questi livelli di funzionamento (o aspetti di personalità ) sono in conflitto.

Noi siamo il corpo e il corpo è noi, possiamo affermare che è il nostro modo di essere nel mondo.

Operando in ambito musicoterapico ci è sembrato naturale ed efficace prolungare il percorso conoscenza-espressione dal corpo alla voce; esplorare, conoscere, esprimersi attraverso il corpo e la voce non può prescindere da due tappe fondamentali di questo percorso: il respiro ed il silenzio.

La coscienza del respiro e del ritmo respiratorio diventa essenziale, è il primo passo per far nascere un movimento naturale e organico che coinvolga tutto il corpo.

Il silenzio è al di là del rumore (V. Jankèlèvitch – La musica e l’ineffabile – Bompiani , 2001), esso può essere abitato dai nostri fantasmi e può far emergere contenuti depressivi o persecutori, ma il silenzio comunemente inteso è in realtà un formicolare di suoni che sono sulla soglia della consapevolezza, che restano sullo sfondo e perciò non vengono notati (G. Piana – Filosofia della musica, Guerini e Associati, Milano 1991).

Respiro e silenzio, opportunamente esplorati, potenziano la qualità espressiva del corpo attraverso lo strumento che più ci caratterizza: la voce.

Nel momento in cui la voce nasce, prima ancora di manifestarsi come linguaggio, si afferma come grido di presenza, come volontà di dire e riconoscere la propria esistenza.

Il gesto fisico e l’emissione vocale accrescono nel complesso il livello espressivo dell’individuo, quindi “corpo per capire quello che sono e voce per capire come sono: da ciò che si è a come si è”.

Il singolo, all’interno del gruppo, concentrandosi sui propri limiti fisici e le proprie caratteristiche riscopre la propria differenza, individualità, unicità. Si tratta di un lavoro su se stessi, differenziando gli atteggiamenti “naturali “ e “ culturali”, allontanando le inflessioni e i condizionamenti sociali.

L’attività da noi svolta all’interno del Centro di Salute Mentale (CSM) della ASL 3 Genovese situato in Via Peschiera, 10, presso il quale prestiamo servizio, dura da circa tre anni ed  è rivolta a pazienti affetti da disturbi psichici. Il gruppo è stato denominato “Il suono e l’anima”  e si basa sul presupposto di utilizzare la musica come strumento di mediazione per instaurare una relazione preferenziale con e tra gli utenti partecipanti.

Il modello da noi utilizzato è quello psicodinamico, l’attività si avvale della supervisione della dott.ssa MariaPaola Strata (Medico Psichiatra del CSM). In questo contesto di progettazione, verifica e valutazione degli  obiettivi e dei metodi, vengono individuate ed elaborate le dinamiche relazionali tra gli operatori, tra gli operatori e i pazienti, tra i pazienti stessi.

Le indicazioni sulla tipologia di utenza prevedono una presa in carico del Centro di Salute Mentale (CSM) con  l’esclusione dei quadri clinici acuti o sotto effetti massicci di farmaci e delle nevrosi in generale, il numero dei partecipanti è di 8 pazienti e la modalità di accesso è avvenuta su segnalazione dei nominativi da parte degli operatori del CSM.

Durante il colloquio conoscitivo viene ascoltata la “musica del cuore” del paziente e viene compilata una scheda per la raccolta dei dati, dalla quale poi si desume la storia sonoro/musicale del paziente, del suo ambiente familiare musicale, i suoi gusti musicali ed una prima immagine della sua ISO.

Il percorso da seguire, per quest’anno, è stato quindi da noi progettato in due fasi:

Una prima fase dedicata al rapporto corporeo attraverso il musicale in più tappe:

  • esplorazione delle proprie caratteristiche, presa di coscienza e accettazione di sé
  • ritmo
  • tatto/contatto
  • consapevolezza di sé come entità, limiti corporei, la pelle

Una seconda fase così strutturata:

  • respiro
  • suono (emissione, ascolto, vibrazione)
  • modulazione del suono vocale
  • controllo
  • sostegno/empatia/identificazione/sintonia
  • coralità
  • improvvisazione
  • espressione libera

Come anello di congiunzione tra le due fasi abbiamo aggiunto un lavoro incentrato sulla postura per la respirazione e l’emissione del suono vocale.

Abbiamo somministrato durante il colloquio preliminare e alla fine del trattamento i seguenti test di autovalutazione per poter effettuare una valutazione fondata su dati oggettivi:

 “SELF-RATING ANXIETY STATE – SAS” (di Zung) (dell’American Institute of Stress)

ZUNG DEPRESSION RATING SCALE”

Nelle 42 sedute svolte da settembre 2006 a giugno 2007 abbiamo elaborato un insieme di incontri comprendenti: l’utilizzo di ascolti, del gioco musicale e del supporto dello strumentario che verso il termine degli incontri è stato autocostruito dagli utenti. Riportiamo di seguito alcune delle attività svolte durante le sedute:

PRIMA FASE:

camminata sonora: utilizzando diverse basi musicali sperimentiamo vari modi di camminare esplorando potenzialità e limiti che li caratterizzano.

nome musicale: ognuno a turno va dagli strumenti  e si presenta con uno o più suoni della durata e intensità che vuole. Poi, finito il giro, andrà a suonare il nome di un altro che a sua volta si alzerà e andrà a suonare quello di un altro ancora e così via.

gioco musicale: divisi in due gruppi, uno alla volta, quelli del primo gruppo cominciano a suonare mentre quelli dell’altro ascoltano girati di spalle per non vedere chi suona, poi su un foglio devono scrivere chi pensano che abbia suonato dell’altro gruppo.

improvvisazione musicale con strumentario Orff.

dialogo sonoro: a coppie e con strumenti.

mosca cieca sonora: colui che ha gli occhi bendati cerca di prendere gli altri che camminano suonando uno strumento.

dov’è la porta?: tutti in cerchio suonano uno strumento mentre uno al centro con gli occhi chiusi deve capire dove gli altri lasciano uno spazio vuoto per poter uscire.

il telo: libero utilizzo di un telo posto al centro della stanza su sottofondi musicali diversi. (attivante, rilassante, regressogeno, ecc..).

Musica di sottofondo: Kocani Orkestar – A Gipsy Brass Band.

gioco del VIA!: tutti in cerchio intorno ad un centro ipotetico da colpire, ci si carica di energia inspirando e la si scarica proiettandosi in avanti con il braccio e la gamba dello stesso emilato, facendo perno sulla gamba opposta, gridando: “Via!” e guardando verso il punto indicato. Dopodiché ci si ricarica con un gesto delle mani che dal centro si avvicinano lentamente al torace, emettendo il suono: “Ehh”. Dopo ripetuti esercizi d’insieme ed individuali, una persona a turno può stare al centro.

lo specchio: a coppie, un paziente fa dei movimenti, l’altro lo imita come in uno specchio. Variante: lo specchio deformante (il paziente che imita distorce i movimenti esaltandoli o sminuendoli).

le statue di creta: a coppie, un paziente assume una posizione accucciata, rannicchiata, l’altro come uno scultore modella, la sua posizione muovendolo poco per volta (mano, braccia, gambe, collo, ecc…).

gioco musicale: a coppie si sceglie uno strumento tra le cose del quotidiano e si insegna all’altro il proprio modo di suonarlo. Poi, uno di spalle all’altro, si prova a dialogare esplorando le modalità acquisite. Si può poi ripetere il dialogo sonoro girandosi uno di fronte all’altro per confrontarne poi le differenze.

improvvisazione musicale di gruppo.

improvvisazione musicale di gruppo in movimento.

gioco musicale “della fiducia”: a turno il gruppo sposta , conduce, solleva, dondola un paziente ad occhi chiusi.

Musica di sottofondo: Ravi Shankar/Philip Glass-Passages.

mani che conducono: a coppie posando le mani su quelle del compagno, ad occhi chiusi ci si lascia condurre.

Musica di sottofondo: Ludovico Einaudi-Divenire.

il duello!: a coppie i partecipanti mimano un duello medioevale con le spade, a debita distanza, senza toccarsi, uno colpisce e l’altro riceve il colpo cadendo a terra.

Musica di sottofondo: Carmina Burana-Secolar Song.

la tela del ragno: libera improvvisazione con un gomitolo di lana.

Musica di sottofondo: Philip Glass-Mishima.

gioco musicale: scrivere 10 parole a caso e collegarle tra loro in maniera creativa realizzando strofe poetiche o frasi di senso compiuto. A coppie fondere le due elaborazioni usando per ciascuno lo stesso numero di parole e concordare la messa in scena dell’opera utilizzando la voce, il corpo, spazio, strumenti.

improvvisazione strumentale.

SECONDA FASE:

– respiro sonoro: su un foglio prestampato a forma di partitura musicale (al posto del pentagramma una serie di quadratini vuoti ognuno corrispondente ad un battito), ognuno inserisce  i segni per l’inspirazione e l’espirazione (corrispondente ad un’emissione vocale intonando una o più note a piacere, e pronunciando le vocali, o le sillabe PA TA KA, ecc..). Il segno dell’espirazione può essere staccato o legato. I quadratini vuoti corrispondono a pause. Poi insieme , seguendo una pulsazione data dal conduttore eseguiamo la partitura.

– gioco musicale: esercizi sulla respirazione e produzione vocale ad occhi chiusi.

gioco musicale: esercizi sulla respirazione e produzione vocale ad occhi chiusi. A coppie, c’è chi sdraiato respira ed emette suoni vocali mentre l’altro ascolta, guarda, si sintonizza col respiro e chiedendo il consenso, tocca il compagno per sentirne le vibrazioni.

gioco musicale: esercizi sulla respirazione e produzione vocale ad occhi chiusi. A coppie, seduti, c’è chi emette suoni vocali mentre l’altro ascolta, e viceversa.

gioco musicale: esercizi sulla respirazione e produzione vocale ad occhi chiusi. A coppie c’è chi emette suoni vocali mentre l’altro si muove, danza sulla produzione del compagno,  poi viceversa.

gioco musicale: su una frase melodica qualsiasi eseguire improvvisazioni ritmico-melodico.

dialogo sonoro: c’è chi suona e chi risponde con la voce.

produzione sonora: in cerchio si sostiene vocalmente chi a turno entra nel cerchio ed improvvisa con la voce.

improvvisazione strumentale con strumenti autocostruiti.

improvvisazione col glockenspiel e voce:  su base musicale pre-registrata, che riproduce un giro armonico II-V-I in tonalità di Do  alternata alla tonalità di Fa# ogni otto battute,  le persone vengono invitate ad improvvisare con il glockenspiel alternando l’uso dei tasti “bianchi” all’uso dei tasti “neri”. Poi sulla stessa base l’improvvisazione viene eseguita liberamente con la voce.

 

L’esperienza ci ha fatto notare come scoprendo e liberando la “propria” voce e raggiungendo uno stato più sviluppato di coscienza del proprio corpo, si arrivi ad un senso di completezza come se i pezzi di un intero andato distrutto vengano rimessi insieme. Naturalmente vi sono delle difficoltà oggettive: l’utilizzo di muscoli su cui prima non ci si era mai soffermati.

Alcuni hanno risposto discretamente a livello corporeo evidenziando coerenza nella risposta agli stimoli ritmici e sonoro/musicali, mentre a livello vocale hanno trovato difficoltà nel controllo dinamico nel campo dell’intensità, qualcuno fatica ancora ad esprimere in maniera più approfondita emozioni e sentimenti, altri si impegnano più nelle attività di gruppo che nell’espressione individuale, mentre riguardo alla produzione sonora preferiscono gli strumenti di tipo melodico attuando condotte di tipo esplorativo. Per un utente in particolare è emerso il contrasto tra la spigliatezza con la quale utilizza il canale sonoro-musicale e la grande difficoltà ad utilizzare il linguaggio verbale nei momenti dedicati alla discussione. Gli utenti più giovani si dedicano alla ricerca espressiva, senza preoccuparsi del risultato estetico, e appaiono disponibili al gioco musicale utilizzando in modo spontaneo la voce ed il corpo per esprimersi emotivamente.

Negli utenti più anziani persiste una certa rigidità ed un maggior controllo delle attività a coinvolgimento corporeo a causa dei movimenti poco fluidi e liberi.

Nella verbalizzazione, dopo l’esperienza, si evidenzia per tutti una migliore capacità di introspezione ed una maggiore disponibilità a condividere con gli altri i contenuti emotivi.

Il lavoro più complesso è quello di far entrare il respiro e la voce nel corpo e nel movimento e viceversa. Gesto vocale e gesto fisico vivono insieme, traendo spunto l’uno dall’altro e rafforzandosi così a vicenda, scoprendo la voce prima come suono e poi come musica richiedendo grande concentrazione nel controllo del respiro e del corpo. Per comprendere ciò che sottende la relazione fra voce e movimento bisogna affrontare tutta la complessità della persona e capire ciò che libera la voce, per arrivare ad una visione totale dell’individuo. Non importa tanto il cosa fare, ma il come si fa ed il perché, con quale motivazione interiore si risponde a una tale necessità del corpo, sono quindi le sensazioni e  le emozioni a dettare le regole del gioco.

 

CONCLUSIONI

Per poter meglio rispondere alle complesse problematiche portate dagli utenti è necessario approfondire il più possibile la conoscenza di chi abbiamo davanti.

All’interno del gruppo di musicoterapia emergono aspetti nascosti della personalità  nonché il carico emotivo interno.

Durante il colloquio con un utente che ha partecipato al gruppo, si può percepire cos’ha egli nel cuore, poiché s’è condiviso il clima “magico” e sospeso del gruppo, ci si è sintonizzati affettivamente.

Un duplice effetto terapeuticamente desiderabile si è concretizzato: una migliore e approfondita conoscenza e una vicinanza fatta di intima condivisione e fiducia.

I riscontri dei test di autovalutazione sono stati positivi:

  • all’inizio il test dell’ansia presentava un punteggio pari a 37,75, relativo ad un livello d’ansia medio-alto; al termine il punteggio medio era pari a 32,36, rilevando una diminuzione dell’ansia ad un livello più basso;
  • il test della depressione ha visto una riduzione del punteggio da 41,08 a 36,92.

I partecipanti hanno potuto sperimentare come l’espressione pubblica dei propri sentimenti non è solamente permessa, ma viene persino ricompensata dagli altri.

Questo favorisce un atteggiamento che induce rispetto e tolleranza nei confronti di opinioni, sentimenti e stili di vita altrui e la disponibilità a mettere in discussione i propri punti di vista.

 

 

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GIUSEPPE D’ERBA, Musicoterapista e  Infermiere Professionale presso Dipartimento di Salute Mentale – Ambito 3 – ASL 3 Genovese.

RAUL QUINZI, Musicoterapista e  Infermiere Professionale presso Dipartimento di Salute Mentale – Ambito 3 – ASL 3 Genovese.

 

 

Redazione NuoveArtiTerapie
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