Etnia: un’anima salva

Maria Lucia Castro, Diana Gallo, Louis Antonio Marras
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Premessa
Decido di specializzarmi in Arteterapia. Scelta fatta dopo anni di esperienze di lavoro nel campo sociale e in quello dell’arte. Come artista, solitamente partecipo con le mie opere solo a mostre legate ad aspetti sociali, dove posso con l’arte trasmettere il mio messaggio e dire la mia opinione, cercando attraverso il linguaggio artistico di sensibilizzare le persone a riflettere e a non voltarsi indietro di fronte agli eventi della vita.
Esiste a Pisa una realtà consolidata ormai da anni, che è l’Associazione L’Alba dove ho svolto il mio tirocinio formativo.
L’Associazione opera nella promozione sociale e nel volontariato ormai da dieci anni, ed ha come mission quella di lavorare all’inclusione e riabilitazione sociale e lavorativa di soggetti con problematiche afferenti la sfera mentale, promuove la lotta allo stigma e al pregiudizio, promuove scambi con associazioni del settore e non, con la realtà dei servizi di salute mentale con cui collabora a stretto contatto, con la cittadinanza tutta. La filosofia di fondo che guida l’Associazione e tutti i suoi rapporti sono quelli dell’auto-aiuto, filosofia basata su rapporti paritari e di solidarietà reciproca, sul senso di appartenenza al gruppo; i gruppi di auto – aiuto condotti dai facilitatori sociali sono una delle prevalenti attività di sostegno e riabilitazione che l’associazione svolge.
I facilitatori sociali sono ex-utenti appositamente formati che vanno a trasformare i vissuti di sofferenza e malattia in plus valore passando così da problema a risorsa per altri utenti più gravi e per la rete dei servizi della relazione di aiuto. Esperienza che si sta diffondendo a livello regionale e nazionale, e i facilitatori de L’Alba sono ormai docenti degli altri corsi.
Un altro filone di lavoro di riabilitazione psichiatrica e psicosociale dell’organizzazione in cui mi sono formata è quello che utilizza le arti nelle sue svariate forme e tecniche per produrre processi di trasformazione in persone sofferenti. E in questo settore ho svolto il mio tirocinio.
Troviamo tredici laboratori con operatori a mediazione artistica chi prevalentemente più artista, chi in prevalenza più operatore della relazione di aiuto, tutti gli operatori lavorano in sinergia puntando alla solita meta utilizzando diversi strumenti e tecniche. Il progetto ombrello che contiene tutti i laboratori si chiama “Le arti per l’Autonomia”, finanziato dalla Regione Toscana, va avanti anch’esso con varie sfumature ed evoluzioni dal 2001 ed ha visto sviluppare e potenziare vari atelier che prima non esistevano, su diretta richiesta anche dei soci utenti dell’Associazione. Quello che è prevalente in questo percorso che utilizza l’arte per trasformazioni interiori e promozione della salute è che tutti i laboratori sono collegati tra loro, ci sono momenti di cura e momenti ludico-ricreativi, c’è una supervisione mensile e un coordinamento settimanale del gruppo degli operatori e non mancano occasioni di scambi, performance organizzate insieme e mostre varie sempre aperte alla cittadinanza. In genere troviamo esperienze di singoli operatori che si muovono in autonomia nei servizi, ma progetti complessi come questo, con questa ricchezza di contenuti e di materiale umano, per quanto ne so sono molto rari.
Un’altra rarità ed eccellenza ormai riconosciuta su scala nazionale è l’esperienza del Circolo L’Alba di Pisa, un intero Circolo Arci gestito dai facilitatori sociali con ristorazione e bar, aperto a tutti i soci, di libera frequentazione diventato un modello per altri territori ed una risorsa per il nostro in cui tutti possono sentirsi appartenenti al mondo di relazioni umane della rete cittadina.

L’esperienza

E’ in questo contesto ricco di idee, fermenti e relazioni di vita che è nato il mio rapporto con Louis.
L’ho conosciuto che già stava producendo delle opere molto belle con l’uso dell’argilla. Louis ha recuperato se stesso attraverso un progetto di inserimento lavorativo nella bottega d’arte Ceramica e Psiche dell’Associazione L’Alba. Il progetto condiviso con i servizi sociali ha permesso a Louis di trovare una nuova dimensione di equilibrio psico-fisico e relazionale lavorando su di sé nei gruppi di auto-aiuto e con la manipolazione dell’argilla. In tre anni, da quando ha iniziato il suo percorso è una persona rinata, un’altra anima salva potremo dire…
Nel mio percorso artistico ho già realizzato collaborazioni con altri artisti preferendo contaminazioni di varie forme d’arte e materiali, così nasce e matura dal nostro incontro il desiderio di realizzare insieme la nostra opera d’arte.

Scultura Etnia Autori: Maria Lucia Castro e Louis Antonio Marras.
Nel periodo di Febbraio- Marzo 2010, dovevo pensare alla realizzazione di un’Opera Artistica per una mostra a cui mi avevano invitato a partecipare. La mostra si sarebbe dovuta tenere presso “la ruota” a Napoli, luogo tristemente famoso, dove in passato vi erano abbandonati i bambini da ragazze madri o da famiglie indigenti, i bimbi erano introdotti in una specie di tamburo di legno di forma cilindrica e raccolti all’interno da delle balie pronte a intervenire ad ogni chiamata, il tema della mostra sarebbe stato inerente al luogo che ci ospitava e si sarebbe dovuta svolgere nel mese di giugno. Tempo prima avevo visto una fotografia che mi aveva molto colpito, il soggetto era un uomo di colore che teneva tra le braccia un bambino bianco, decisi allora che quell’immagine sarebbe stata lo spunto per la mia opera d’arte.
Era tanto che pensavo a Louis, come artista, nei suoi lavori cerca sempre di mettere il suo amore per la ceramica e la sua creatività; l’ho osservato per tutto il periodo del mio tirocinio, pensando che mi sarebbe piaciuto prima o poi fare qualche lavoro con lui, perché affronta il suo lavoro sempre con entusiasmo e passione.

Da quando ho finito il mio tirocinio per la scuola di Arteterapia, non ho mai smesso di passare a trovare i ragazzi del laboratorio di ceramica dell’associazione. Mi sono particolarmente affezionata a questi ragazzi, per questo ho continuato a mantenere contatti, instaurando con loro un rapporto di profonda e solidale amicizia. Dopo aver riflettuto a lungo, ho provato a chiedere a Louis cosa ne pensava di partecipare a una mostra d’arte insieme a me, mostrandogli la foto e spiegandogli quello che avevo in mente, lui ne è rimasto molto entusiasta, mettendosi subito al lavoro per realizzare la nostra opera.
A Louis, esperto di ceramica, sarebbe toccato il compito di realizzare il bambino con le due mani che lo abbandonavano con la creta, mentre a me il compito di realizzare una pancia in vetro che lo conteneva.
Il periodo che ci è occorso per realizzare la nostra opera è stato lungo e inteso, Louis era entusiasta di questa collaborazione con la stessa intensità che avevo io, ci scambiavamo messaggi sull’andamento del lavoro, visto che i nostri laboratori erano lontani.
Dopo qualche tempo l’organizzatrice mi ha comunicato che l’evento di Napoli probabilmente sarebbe saltato.
Ma io ero intenzionata ad andare avanti, perché questa esperienza aveva innescato sia in me sia in Louis una reazione di gioia che non volevo si interrompesse, quindi ero determinata ad andare avanti.
E come si dice…“niente viene a caso” nel mese di Aprile è capitata l’occasione di partecipare a una mostra che si svolge ogni anno a Grosseto.
Il cui tema, ispirato ad una canzone di Fabrizio De Andre era “Anime Salve”.
Così il bambino che doveva essere simbolicamente abbandonato per la ruota di Napoli è diventato un’Anima Salva.
Da lì è nata l’idea di ispirare l’opera ai drammi vissuti dai clandestini che affrontano il mare verso una “terra promessa”. Con quest’opera abbiamo voluto ricordare le persone emigrate che ogni anno muoiono e immaginare che il mare ci restituisca la loro vita. Questa sarà la nostra Anima Salva.
Rappresentandola con le mani che escono da un mare immaginario che sorreggono un bambino salvato dalle acque, sopra, si eleva una campana di vetro a forma di onde: lembi strappati di un grembo materno che protegge e si apre verso una nuova vita, saldati insieme da dei cerotti immaginari, da essi si scorge un bambino salvato dalle acque.
Così abbiamo trasformato il nostro lavoro, da dover essere un bambino abbandonato a un bambino salvato, Louis con la scultura in argilla e gres, io con la scultura in vetro oltre a pensare all’installazione che rappresentasse il più possibile il nostro messaggio.
Il nome della nostra Opera “Etnia” è stata un’idea di Louis, infatti, le mani di colore e il bambino bianco rappresentano tutte le Etnie.
Lavorando separati, (ma uniti), ognuno nei propri laboratori, tenendoci in contatto costante durante tutte le fasi di lavorazione.
Come tutti i martedì passavo al laboratorio di ceramica per vedere l’avanzamento dei lavori della nostra opera d’arte e scambiare due parole con Louis e le sue impressioni.
I tempi erano stretti dal momento che abbiamo saputo di aver superato la selezione per la partecipazione alla mostra, ma siamo riusciti nonostante tutto a finire l’opera nei tempi stabiliti.
La mostra è stata bellissima hanno partecipato tanti artisti con le più svariate forme d’arte.
Il gruppo dell’Associazione L’Alba ha visitato la mostra il sabato, anche Louis insieme al resto del gruppo era andato a vedere come avevo realizzato l’installazione della nostra opera, io quel giorno ero a letto con la febbre, verso sera ho ricevuto una telefonata dalla psicologa che si occupava dei contatti con l’organizzazione della mostra.
“Abbiamo vinto il premio speciale giuria!!! In più un premio in denaro da spendere in materiali artistici.”
Per me come per Louis, la vittoria era già quella di aver raggiunto un traguardo insieme, aver fatto un percorso di lavoro condiviso simbiotico nonostante la difficoltà data dalla lontananza tra i nostri laboratori.
Il fatto di aver vinto il premio speciale per un video dove si evince il lavoro che svolgiamo con tutta l’Associazione è stato per me come per Louis l’ennesima e importante conferma che l’organizzazione a cui crediamo viene apprezzata anche da altri, e non è la prima volta che l’Associazione è premiata a concorsi d’arte, soprattutto per il laboratorio di video documentazione che fa vedere con chiarezza la complessità del lavoro svolto.
Non aggiungerei altro, ma darei libero sfogo all’interpretazione e alla fantasia di chi leggerà questa esperienza, ci sono molti aspetti e molte conquiste nel lavoro svolto, che sono scolpite e lo rimarranno per sempre nei nostri cuori.
Maria Lucia Castro
Riporto qui le riflessioni scritte dall’artista Louis Antonio sull’esperienza:

RELAZIONE E IMPRESSIONI SU LAVORO ETNIA.

Scritto da Louis Antonio Marras

Alla richiesta dell’artista Maria Lucia Castro di collaborare alla realizzazione di una scultura ispirata a una bellissima foto che raffigura un bambino preso tra le braccia da una persona di colore, devo dire che in quell’istante sono rimasto affascinato dall’idea di reinterpretare questa immagine umana e affettiva in maniera totalmente libera, ho trovato l’immagine molto toccante e di fatto abbiamo deciso in maniera quasi istantanea il nome dell’ opera “ETNIA”.
La mia parte del lavoro è stata la parte della realizzazione in terracotta delle mani e del bimbo, e si è svolto presso il laboratorio “Ceramica e Psiche” dell’Associazione L’Alba. Questo lavoro è durato poco più di un mese, tra plasmare l’argilla, essiccarla e cuocerla.
Sono rimasto totalmente soddisfatto del mio lavoro, grazie anche alla mia compagna di lavoro, che io definisco in una parola “ambizione” nel mio lavoro.
Zia Lucia, così la chiamo per il fatto che mi sento ben voluto da lei, l’ho conosciuta poco più di un anno fa al laboratorio di lavorazione del vetro da lei condotto, questo laboratorio si teneva negli stessi locali del laboratorio di ceramica dove io avevo un inserimento socio lavorativo.
Tutte queste parole per un sincero e sentito grazie a zia Lucia e ai responsabili dell’Associazione L’Alba che ci hanno permesso di lavorare in maniera totalmente autonoma al nostro progetto.
Scrivo e mentre lo faccio penso alla mia creazione e all’emozione che provo sapendo che in questo momento è esposta a Grosseto. Per me sapere di essere lì è sicuramente un grosso traguardo raggiunto, ed un importante sfida superata con successo.

MARIA LUCIA CASTRO Artista, Arteterapeuta diplomata presso C.R.E.T.E. Firenze, Formatrice, volontaria Associazione L’Alba, Titolare e responsabile del settore Arte e Benessere di Punto Vetro, esperta nella lavorazione artistica del vetro specializzata nella pittura a Grisaille e GlassSculture partecipa da anni a mostre in Italia e all’Estero.
DIANA GALLO, Presidente Associazione L’ Alba e Associazione L’Alba auto-aiuto, Counsellor in Analisi Transazionale, Dott.ssa in Riabilitazione Psichiatrica, formatrice e progettista nel volontariato e nel settore socio-sanitario.
LOUIS ANTONIO MARRAS, Ceramista, volontario e socio Associazione L’Alba, Facilitatore Sociale in formazione.

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Redazione NuoveArtiTerapie
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