Arteterapia Peanuts

In poche parole: il fumetto dei Peanuts® e le sue risorse terapeutiche

di Silvia Adiutori

Recensione del libro “Su con la vita, Charlie Brown! Come affrontare i problemi di ogni giorno con l’aiuto dei Peanuts” di A.J. Twerski

Con queste parole Dario Fo, premio Nobel, ha ricordato Charles Schulz, autore dei Peanuts®, dopo aver saputo della sua morte:

Un poeta e un filosofo, perché certe volte bastano pochi segni per parlare in profondità alla gente (…) Peanuts® non è un fumetto per bambini ma semmai per ragazzi e adulti che si sentono vicini alle insicurezze di Charlie Brown e compagni, aggrappati a uno straccio caldo o con per amico solo un cane, un cane a sua volta frustato”.

 

Un fumetto per i grandi dunque, che fa specchiare ogni adulto nelle acque più o meno torbide delle sue nevrosi, ma che riesce infine a rimandare una immagine densa di tenerezza verso se stessi e verso la fragilità della condizione umana. Nel fumetto in questione, le nevrosi sono rappresentate dai bambini, unici protagonisti di questo mondo per nulla superficiale, pieno di domande e di dolorose scoperte. Ed è proprio la parte bambina che rimane in ogni adulto e che rivendica diritti e bisogni che può essere ri-contattata leggendo i Peanuts®. Piccoli eroi della quotidianità, i protagonisti del fumetto hanno caratteristiche precise e ognuno di loro lotta contro dipendenza, rigidità, paura dei cambiamenti, frustrazione ma anche e soprattutto sono provvisti di una enorme capacità di analisi della propria condizione e di quella altrui. Punto centrale delle storie è la relazione con l’altro che ha la funzione di specchio, spesso crudele, e permette di intessere e sviluppare il dialogo interiore che è la vera trama, a mio parere, del fumetto. I personaggi non cambiano mai veramente, il lavoro che fanno è quello di diventare consapevoli di quello che sono. E di accettarsi così. Un esempio mirabolante della capacità di usare poche parole per grandi temi, di condensare in poche immagini le più profonde inquietudini umane.

È proprio questo aspetto che mi sembra particolarmente interessante: la creazione di un fumetto, per sua natura, costringe a “togliere”: poche parole, immagini evocative. Difficilissimo!

Tale è la vicinanza di questo fumetto con la vita degli adulti, che il dottor Abraham Twerski, rabbino e psichiatra americano, lo ha utilizzato in terapia per promuovere la consapevolezza dei pazienti e sostenere il cambiamento. Nel suo libro l’autore utilizza le strisce dei Peanuts® per stimolare una riflessione, tra le altre cose, sul senso di colpa, sull’ansia, sull’amore, sull’amicizia … chiunque può riconoscersi nei protagonisti e sorridere delle proprie fragilità. E magari chissà anche trovare la forza per immaginare soluzioni differenti ai propri problemi. L’esempio della possibilità di utilizzare un fumetto in terapia è riportato in apertura del libro, ed è veramente interessante. Il dottor Twerski è specialista nel trattamento delle dipendenze e si è trovato ad avere in terapia un uomo alcolista, il quale riconosceva facilmente che i suoi fallimenti fossero legati all’abuso di alcool ma negava fortemente di esserne dipendente, sostenendo di poter smettere in qualsiasi momento avesse voluto. Il terapeuta racconta al suo paziente di Charlie Brown, e di come all’inizio della stagione agonistica cercasse inutilmente di calciare il pallone offertogli da Lucy, mancandolo puntualmente finendo a terra di schiena. Ogni volta, ogni anno, Charlie Brown prima di calciare il pallone, cerca di darsi una spiegazione razionale sul perché quella volta le cose sarebbe andate diversamente e lui sarebbe finalmente riuscito a calciare la palla con successo. Ma ogni anno la storia si ripete, Charlie Brown manca il pallone, diventando bersaglio del cinismo di Lucy. Ci sono moltissime strisce, nei Peanuts® che riportano i fallimenti di Charlie Brown nel calciare questo benedetto pallone, e la sua inspiegabile cocciutaggine nel riprovare ogni volta convincendosi che per qualche motivo le cose vadano finalmente nel verso giusto. Il problema è che in realtà Charlie Brown è incapace di provare a fare qualcosa di veramente diverso che lo possa portare al successo. È prigioniero di un copione, ma non è colpevole, lui si impegna con tutto se stesso. Il dottor Twerski fa leggere al suo paziente le strisce in cui Charlie Brown prova a calciare la palla, e il suo paziente “rise sommessamente, poi a sorpresa disse –d’accordo, sono io-. Charlie Brown aveva saputo comunicare a quell’uomo ciò che io non ero stato in grado di fargli capire”.

Quello che riesce a fare un fumetto intelligente come i Peanuts® è di far sorridere, pensare, suscitare tenerezza e nello stesso tempo trasmettere una piacevole leggerezza: i personaggi infatti sono comunque bambini, e in quanto tali pensano giustamente che tutto sia possibile e che oltre il dolore ci sia sempre una speranza, sono fiduciosi, nonostante non siano esenti da delusioni reiterate, nel domani e nell’essere umano.

Redazione NuoveArtiTerapie
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