Quando la musica incontra la terapia

Criteri di definizione di un’identità professionale e dei suoi ambiti applicativi

di: Flora Inzerillo, Irene Castrignanò, Morena Sgrò.

Foto di Claudia Papini

Nei giorni 2 e 3 marzo 2012 si è tenuto presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” – Sala Scarlatti – della città di Palermo, il convegno dal titolo “QUANDO LA MUSICA INCONTRA LA TERAPIA. Criteri di definizione di un’identità professionale e dei suoi ambiti applicativi”.

Promotrice dell’evento è stata l’A.I.M. (Associazione Italiana Professionisti della Musicoterapia), in collaborazione con il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo e con la Lega delle Cooperative, sede di Palermo. Ha partecipato alla segreteria organizzativa anche la Facoltà di Scienze della Formazione di Palermo. L’evento ha ottenuto inoltre il patrocinio della SIGG (Società Italiana Gerontologia e Geriatria).

L’obiettivo è stato quello di avviare un percorso virtuoso che portasse alla definizione dell’identità specifica del musicoterapista attraverso un’analisi del “saper essere e del saper fare”, evidenziando al contempo il forte legame della musicoterapia con le competenze musicali e le istituzioni ad esse collegate.

La musicoterapia è un processo sistemico di intervento ove il terapeuta aiuta il cliente a migliorare il proprio stato di salute, utilizzando le esperienze musicali e le relazioni che si sviluppano attraverso di esse come forme di cambiamento” (K. Bruscia, 1987).

Il processo di diffusione della cultura musicoterapica è in corso a livello internazionale da oltre 60 anni: in quasi tutti i Paesi Europei è riconosciuta la Formazione attraverso Corsi Universitari e presso Conservatori. Nel nostro Paese, in particolare negli ultimi trenta anni, il panorama della musicoterapia è profondamente mutato e tale disciplina è divenuta una pratica conosciuta e accreditata. Tutto ciò ha fatto si che la figura del musico terapeuta si ritrova sempre più spesso all’interno delle diverse equipe riabilitative e terapeutiche.

Per tale motivo si è voluto dare al convegno un approccio multidisciplinare, con la presenza di diversi professionisti, ognuno dei quali ha presentato la propria esperienza su questa particolare tematica.

Nel pomeriggio di venerdì 2 marzo si è tenuta una sessione riguardante gli “Ambiti del Sapere Fare in Musicoterapia”, moderata dalla Prof.ssa Angela Maria Di Vita, Ordinario di Psicodinamica dello Sviluppo e delle Relazioni Familiari, Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Palermo e dal Prof. Mario Barbagallo, Ordinario di Geriatria e Direttore UOC di Geriatria della Unità Valutativa Alzheimer n.6 AOUP Palermo.

A debuttare tra gli interventi è stato il Prof. Ferdinando Suvini, Docente del Conservatorio de l’Aquila, Presidente A.I.M. e Vicepresidente E.M.T.C., il quale, grazie al suo intervento ha chiarito i criteri formativi minimi necessari per accreditare la figura del musicoterapista, non soltanto a livello nazionale, ma anche a livello europeo, criteri che devono essere espletati da scuole e/o corsi di specializzazione in musicoterapia.

A seguire il Prof. Enrico Ricci Bitti, Ordinario di Psicologia Generale, Facoltà di Psicologia, Università di Bologna, ha sottolineato il coinvolgimento dell’apparato emozionale, non solo collegato alla capacità di cogliere aspetti dell’esperienza musicale, ma ai fini di una corretta gestione di differenti esperienze di vita: riuscire a regolare le emozioni e ad esprimerle in qualche modo preserva l’individuo da forme di disagio psicofisico.

Lo stesso tema trova esplicitazione nell’intervento del Maestro Marco Betta, Docente di Composizione, presso il Conservatorio di Palermo. Nella sua relazione l’accento viene posto sull’atto creativo e sulla emozionalità ad esso collegata. Il passaggio successivo determina la visualizzazione simbolica di tale movimento creativo attraverso raggruppamenti di note e precise dinamiche “musico-emozionali”.

Con l’intervento della Prof.ssa Gambino, Docente di Pedagogia, Psicologia e Metodologia Musicali, si sottolinea la propedeuticità dell’educazione musicale nella strutturazione della personalità di un individuo, riproponendo la validità di uno dei primi modelli inerenti una buona educazione musicale: l’Educazione Ritmica di Emile Dalcroze. L’ultimo contributo della sessione è stato condotto dalla Dott.ssa Barbara Zanchi, Presidente MusicSpace Italy e Supervisore A.I.M., che con il suo intervento ha riproposto l’importanza della pratica musicale per ciò che attiene la valenza relazionale, pedagogica e curativa. In particolar modo ha spiegato l’intervento di musicoterapia attiva attraverso il metodo della Free Improvisation Therapy – Terapia della Libera Improvvisazione di J. Alvin e la tecnica del Songwriting.

Il secondo momento seminariale riguardante gli ambiti del “Saper Fare in Musicoterapia” ha visto in successione tecniche di intervento e metodologie differenti presentate da diversi professionisti, ognuno in relazione ad una particolare utenza.

Il primo contributo è stato quello della Dott.ssa Elide Scarlata, Cantante, Musicoterapista, Membro del Consiglio Direttivo A.I.M., la quale ha presentato due interessanti casi di disturbo pervasivo dello sviluppo in età evolutiva trattati attraverso il canale vocale.

L’intervento successivo è stato quello della Dott.ssa Maria Spalletta, Musicista, Musicoterapeuta, Socio A.I.M., che ha portato un’esperienza di musicoterapia gruppale con persone adulte con Ritardo Mentale grave e Sindrome di Down associata, effettuata presso “L’Oasi Maria Santissima” di Troina (il più grande istituto di ricerca e cura a carattere scientifico del Mezzogiorno).

Ulteriore significativo contributo circa il “Saper Fare in Musicoterapia” è stato quello del Dott. Stefano Navone, Musicoterapista e Rappresentante Italiano presso l’E.M.T.C., che ha presentato due casi clinici di giovani adulti con disturbi psichiatrici e con problematiche neuropsichiche associate ad un ritardo mentale medio-grave.

A chiusura della sessione la Dott.ssa Florenza Inzerillo, Musicista, Musicoterapeuta e Psicoterapeuta, Rappresentante Regionale e Formatore A.I.M., ha contribuito a stimolare la platea mostrando, attraverso spezzoni di sedute appartenenti a Set(ting) individuali e gruppali, le differenti tecniche musicoterapiche applicabili nel lavoro con i pazienti Alzheimer.

Il convegno è stato un momento di discussione e soprattutto di confronto, tra diversi soggetti istituzionali e gli attori sociali, su questa particolare tematica, coniugando sul piano politico-burocratico l’aspetto prettamente legato alla sanità con quello della formazione.

Le giornate di incontro hanno visto la partecipazione non soltanto di esponenti del mondo politico siciliano, ma soprattutto di studenti, insegnanti e musicoterapisti, che apprezzando il buon livello delle presentazioni hanno avuto modo di toccare con mano tutto ciò che da anni si fa nell’ambito della Musicoterapia, anche senza un ufficiale riconoscimento giuridico della figura professionale.

Il convegno pertanto è riuscito a creare una progettualità finalizzata da un lato alla realizzazione di un Corso di Specializzazione biennale all’interno del Conservatorio, dall’altro a compiere un ulteriore passo in avanti verso il tanto attesa riconoscimento.

Redazione NuoveArtiTerapie
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