Ritorno alla meraviglia

Perché ritornare alla meraviglia? Il tema è di quelli evocativi che ci fanno pensare al volto di un bambino che si stupisce del mondo.
In qualche modo ha a che fare con gli occhi ma anche e principalmente con il sentire.
Quando noi adulti ci meravigliamo? Quando ci accorgiamo di qualcosa che non avevamo ancora notato, quando osserviamo con “nuovi occhi” una situazione, una persona, noi stessi…di fronte ad un evento inaspettato.
Per questo motivo la meraviglia è un tema così importante legato all’arte terapia, perché si può dire che gli strumenti artistici ci permettono di sperimentare noi stessi in una dimensione nuova, di prendere contatto con parti di noi inesplorate.
Nell’azione creativa, nel momento in cui mi trovo immerso nel fare, circondato dai colori forse non c’è solo meraviglia ma l’essere presenti nel qui e ora.
Il meraviglioso irrompe nel momento in cui mi distacco dall’esperienza, la osservo e mi scopro portatore di qualcosa di unico e di nuovo, una situazione di intensa sorpresa per quello che ho dipinto, espresso, raccontato o incarnato in una esperienza di creazione di un video.
In questo senso una esperienza di arte terapia è legata alla meraviglia, perché il meraviglioso è legato al fantastico e perciò strettamente connesso a ciò che posso immaginare ed infine realizzare.

Per potersi meravigliare è necessario però sospendere il giudizio che poniamo nei nostri confronti, sperimentare e sperimentarci senza pensare al risultato, ma vivendo il percorso che ci porta a creare. Per questo motivo il laboratorio di meraviglia è improntato al non giudizio ed alla sperimentazione.
Se ci poniamo in una dimensione di analisi della parola meraviglia e la traduciamo in inglese è interessante notare come il termine wonder abbia una duplice valenza come sostantivo e come verbo. Come sostantivo è traducibile con la nostra meraviglia, stupore, mentre nel momento in cui viene usato come verbo I wonder significa mi chiedo come, perché, indica perciò un momento di introspezione e di riflessione che trovo calzante come seconda fase legata alla meraviglia. Ovvero, ci meravigliamo spalancando gli occhi come facevano i nostri antenati di fronte agli eventi inaspettati della natura e subito dopo ci chiediamo come è possibile… ed iniziamo a cercare delle motivazioni per l’evento che ci stupisce…oppure come nel laboratorio di meraviglia semplicemente prendiamo contatto con questo sentire e lo rendiamo parte della nostra vita.

Redazione NuoveArtiTerapie
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