Tra la psichiatria e il rock: la riabilitazione psichiatrica con le psychiatric band

di Gaspare Palmieri

Canta e passa la malinconia, se si canta in due passa meglio
Hey Man, Zucchero, 1987

Nel polimorfo mondo postmoderno, uno dei pochi modi per cercare di mantenere qualcosa che assomigli a una certa identità, è a mio avviso quello di restare saldamente attaccati alle proprie radici. Io sono modenese, e ho sempre vissuto questa parte d’Emilia come una terra del rock (oltre come quella della cucina così ricca di acidi grassi polinsaturi, che fanno così bene al cervello…). A sedici anni ho imparato a strimpellare la chitarra e quasi subito ho sentito il bisogno di scrivere canzoni, avendo come esempi a cui ispirarmi i grandi cantautori delle mie parti: Francesco Guccini, Pierangelo Bertoli, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Luciano Ligabue, Zucchero, Luca Carboni…Da allora credo fermamente nel valore della canzone come entità espressiva complessa, ben strutturata e ristrutturante, semplice ma potenzialmente ricca di significati, a basso costo ma fortemente evocativa.
Credo di poter affermare che questa mia passione per la canzone rappresenti oggi anche uno degli strumenti che utilizzo nel mio lavoro di psichiatra, in particolare in ambito riabilitativo. Più accumulo esperienze professionali, più mi sembra evidente che la passione e le “passioni” degli operatori, se ben indirizzate e modulate in modo consapevole, possano essere armi terapeutiche molto potenti, spesso più delle tecniche apprese nelle varie scuole, soprattutto nell’ambito degli interminabili percorsi della riabilitazione psichiatrica, dove il rischio di una frustrante cronicizzazione è sempre in agguato.
Un po’ di storia. Nel 2008, in occasione del trentennale della Legge Basaglia (1978), insieme al Comune di Modena ed altri Enti locali, abbiamo organizzato il concorso “Oltre il muro, una canzone a trent’anni dalla legge Basaglia”, in cui abbiamo invitato gruppi musicali e cantautori a scrivere una canzone ispirata ad alcuni pensieri del grande psichiatra veneziano (da tale iniziativa è nato un CD e un libretto con i testi delle canzoni, scaricabile). Hanno risposto all’appello tanti gruppi ed è lì che per la prima volta ho sentito parlare di psychiatric band, complessi musicali nati nell’ambito della riabilitazione psichiatrica che comprendono utenti, operatori e talvolta musicisti volontari. Le psychiatric band si esibiscono pubblicamente ove possibile in contesti “protetti” (feste interne dei centri riabilitativi allargate ai famigliari, settimane della salute mentale) e “non protetti” (rassegne, locali, piazze, etc.). I gruppi possono interpretare covers o scrivere canzoni originali, impegnandosi nel cosiddetto songwriting.
La zona modenese ha già ospitato il lavoro di Claudio Cavallini, pioniere della musicoterapia, che favorì lo sviluppo di gruppi corali (Corale Arcobaleno) o strumentali di integrazione che avevano finalità di “individuare condizioni favorevoli ad un graduale e progressivo sviluppo della indipendenza e dell’autonomia del soggetto rispetto alle tutele e alle sicurezze rappresentate dal servizio”, e ancora “costruire una esperienza non psichiatrica in un gruppo finalizzato alla espressione e alla produzione culturale, …eventuali esibizioni pubbliche, da valutarsi volta per volta, in accordo tra i responsabili del servizio e il maestro conduttore…all’occorrenza, favorire il passaggio e sostenere lo sforzo in prospettiva professionale o semiprofessionale” (Albano F. et al, 2004).
Proprio la Corale Cavallini (corale di utenti, operatori e volontari) è stata ospite nel libro- CD La psicantria: manuale di psicopatologia cantata (2011) che ho realizzato insieme al collega psicoterapeuta di Bologna Cristian Grassilli.
Secondo la mia esperienza e il confronto con i colleghi che organizzano gruppi musicali simili, le principali funzioni delle psychiatric band possono essere:

  • Migliorare la socializzazione
  • Favorire l’espressività e la creatività
  • Combattere lo stigma della malattia mentale
  • Migliorare l’autostima
  • Studiare le dinamiche di gruppo
  • Favorire l’ascolto reciproco
  • Migliorare la concentrazione
  • Migliorare l’autocontrollo

L’esibizione dal vivo, sebbene non debba essere ricercata in modo esasperato, rappresenta spesso un’indispensabile fonte di motivazione per far progredire il gruppo lungo il proprio percorso di crescita (come del resto succede nelle band non-psychiatric). Va tenuto comunque presente a questo riguardo il rischio della iperstimolazione che può talvolta creare scompensi in certi componenti del gruppo particolarmente fragili. Come succede in altre occasioni in cui gli utenti e gli operatori si trovano a interagire in luoghi esterni ai percorsi istituzionali, si tratta di momenti preziosi in cui non si identifica la persona con la propria malattia.
Nel 2009 si sono formati nel Day Hospital dell’Ospedale Privato Villa Igea di Modena (dove attualmente lavoro) i Fermata Fornaci (dal nome della fermata più vicina del trenino nei pressi della struttura), di cui faccio parte come chitarrista ritmico e come coconduttore insieme a una cantautrice modenese e alle operatrici del centro (due infermiere, due tecniche della riabilitazione psichiatrica, un assistente sociale che partecipano a turno) .
Il gruppo si riunisce settimanalmente per circa un’ora e mezzo per comporre i brani e provarli. Vi partecipano mediamente circa venti persone, metà delle quali sono affette da psicosi o schizofrenia, il resto da disturbi affettivi, della personalità, alcuni con pregresso abuso di alcol e sostanze. La nascita del gruppo è stata favorita inizialmente dalla presenza al Day Hospital di un utente diplomato al conservatorio e polistrumentista, che tuttora partecipa dopo la dimissione come musicista volontario.
Il nostro modo di fare songwriting si ispira al modello della Musicoterapia Musico Centrata, dove il “fare musica” è il mezzo ma soprattutto l’obiettivo principale della terapia musicale (Caneva, 2007). Il gruppo ha sfornato fino adesso otto brani e si è esibito circa 2 volte all’anno a partire dal 2009. Stiamo lavorando al nostro primo CD.

Bibliografia
Albano F. et al. Claudio Cavallini: Un pioniere della musicoterapia, Scritti inediti ed esperienze, Guaraldi ed., 2004
Caneva PA. Songwriting. La composizione di canzoni come strategia di intervento musicoterapico. Armando editore, 2007
Palmieri G, Grassilli C. La psicantria: manuale di psicopatologia cantata. La Meridiana, 2011

Redazione NuoveArtiTerapie
[email protected]