Un mosaico di enorme complessità

Lo studio

Geometria e funzionalità: com’è ordinato il cervello
Une lettura critica interdisciplinare


Dettaglio di scansione DSI di fibre neuronali di primate (Cortesia Van Wedeen/Martinos Center and Dept. of Radiology, Massachusetts General Hospital and Harvard University Medical School..
 
 
 
Ripenso alle parole di Semir Zeki, neuorobiologo, autore del libro “La visione dall’interno”, leggendo l’articolo “Geometria a funzionalità: com’è ordinato il
cervello
”, pubblicato recentemente dalle Scienze di Repubblica. Un’occasione per fare una riflessione e un collegamento che volentieri estendo a chi, come noi, operando nel campo dell’arteterapia, è alla ricerca di un costante equilibrio e zone di contatto tra neuroscienze, arte e relazione.

Lo scienziato Zeki, pone nel suo libro le fondamenta di una neurologia dell’estetica, o neuroestetica, per comprendere le basi biologiche dell’esperienza estetica. La visone dall’interno è il primo tentativo di collegare arte e modalità di funzionamento del cervello visivo. Attraverso una galleria di esempi, che comprendono artisti come Michelanagelo, Rambrandt, Vermeer, Magritte, Zeki guida il lettore in un viaggio nella neuroestetica. Descrive in che modo le diverse aree cerebrali reagiscono agli elementi dell’arte visiva: il colore, la forma, la linea, il movimento e arriva alla conclusione che la nostra esperienza dell’arte è strettamente collegata alla funzionalità del cervello.

Il recente articolo di neuroscienze entra nella magia di questa funzionalità.
Riporto testualmente:

UN MOSAICO di enorme complessità, una massa di tessuti in grado di dare vita a pensieri e percezioni, ricordi e sentimenti. Eppure, l’architettura di base del cervello, la macchina che dirige il funzionamento dell’organismo, è sorprendentemente semplice e lineare: una griglia tridimensionale organizzata lungo gli assi cartesiani, con incroci che formano solo angoli retti.

A permettere di guardare con tanta precisione dentro un organo così evoluto – e ancora molto misterioso – è una nuova tecnica di brain imaging, con la quale sono state scattate le immagini più dettagliate finora mai ottenute: una sorta di mappa per leggere il cervello, che rivela una struttura ordinata e precisa, quanto di più lontano da un intreccio indistinto e involuto.

Non un intricato dedalo di fasci nervosi disorganizzati, ma un reticolo tridimensionale e ricco di collegamenti estremamente ordinati: da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Science” è emerso un nuovo modello dell’organizzazione complessiva del cervello degli esseri umani e degli altri primati.

A elaborarlo sono stati i neuroscienziati di un’ampia collaborazione guidata da Van Wedeen, del Martinos Center for Biomedical Imaging del Massachusetts General Hospital, sulla base di una sofisticata analisi matematica e dell’utilizzo di avanzate tecniche di imaging tridimensionale.

“Abbiamo scoperto che il cervello è costituito da fibre neuronali parallele e perpendicolari che si incrociano in modo ordinato: si tratta di un risultato del tutto inaspettato”, ha sottolineato Van Wedeen. “Sapere che esiste un semplice piano che, per successive modifiche dovute sia all’evoluzione sia allo sviluppo ontogenetico, dà origine al tutti i cervelli ha implicazioni di enorme portata per tutti coloro che si occupano dello studio delle connessioni cerebrali”.

L’immagine evidenzia la struttura reticolare dei principali cammini dell’emisfero sinistro del cervello umano. Le fibre neuronali appaiono ripiegate a formare lamine bidimensionali che si incrociano ad angoli retti (Cortesia Van Wedeen/Martinos Center and Dept. of Radiology, Massachusetts General Hospital and Harvard University Medical School)

Un’analisi raffinata ha ora rivelato che tutte le fibre tra loro adiacenti o incrociate sono parallele o perpendicolari al cammino originario. Ciascuna delle fibre incrociate è, a sua volta, incrociata da proprie fibre perpendicolari, intessute come le fibre all’interno di un tessuto, e curvate in modo da definire strutture tridimensionali simili a scatole.

“L’estrema semplicità di questa struttura a griglia è probabilmente ciò che le permette di adattarsi ai cambiamenti, sia che si tratti delle grandi trasformazioni che avvengono nel corso dell’evoluzione sia di quelle che avvengono nel corso dello sviluppo dell’individuo”, ha commentato Van Wedeen, mentre secondo Thomas R. Insel, direttore del National Institute of Mental Health, che ha finanziato in parte la ricerca, “questa nuova tecnologia potrebbe rivelare differenze individuali nelle connessioni cerebrali che sarebbero d’aiuto per la diagnosi e la cura dei disturbi mentali.”

Che dire? Affascinante, incoraggiante, stimolante. Il nostro lavoro arteterapeutico produce esperienze che empiricamente verifichiamo attraverso l’a relazione e il mediatore artistico. E all’interno, in questo meraviglioso mondo magico e ancora misterioso, che cosa succede con l’esperienza artistica e arteterapeutica?

 

Silvia Ragni

Redazione NuoveArtiTerapie
[email protected]